Guerra, informazione e propaganda.

 

Fin dall'inizio di questa guerra i media statunitensi hanno rimarcato il fatto che l'amministrazione Bush, sicuramente vincente sul piano militare, stava facendo fatica a vincere la guerra della propaganda.

Veniva e viene dato per scontato che il governo USA deve impegnarsi per esercitare la sua influenza sui mezzi di comunicazione (interni ed internazionali) per sostenere la propria versione dei fatti e per mettere a tacere quella del nemico.

È singolare che giornali e televisioni accettino e auspichino una manipolazione della informazione da parte del governo, ma questo è proprio un implicito segno che la "Propaganda War" almeno sul fronte interno è stata invece stravinta dal governo Bush:
i media statunitensi hanno volontariamente accettato l'idea di allinearsi completamente con l'opinione del governo, sotto la pressione della richiesta di unità patriottica ("United We stand!").

Il risultato è che informazioni su bombe che colpiscono sedi della Croce Rossa o civili in Afghanistan o non vengono riportate, o vengono riferite con la nota che non possono essere confermate, o comunque sono presentate sottotono, nascoste tra le notizie minori.

Mentre giornali, radio e TV di limitata diffusione come New York Times, National Public Radio e PBS, riportano qualche nota di dissenso, riferendo ogni tanto (poco) fatti e opinioni interni e internazionali che possono risultare sgraditi al governo, le grandi TV commerciali (CNN, ABC, NBC, CBS, Fox) e i giornali locali (di solito comunque di proprietà di poche catene di informazione nazionali) sono di fatto diventati veicolo di propaganda, che -ahimé- nascondono parte della verità oppure addirittura diffondono false notizie!

E va notato che queste sono le fonti da cui la larga maggioranza del popolo americano prende l'informazione, non dal prestigioso New York Times...

Un esempio è il modo in cui sono state riportate le notizie relative alle manifestazioni simultanee, a Roma, pro e contro la guerra, da parte della CNN: la manifestazione governativa promossa dal governo Berlusconi, con 100.000 partecipanti, "schiaccia" la piccola manifestazione di poche migliaia contro la guerra. Leggendo invece la pagina web della Repubblica e del Manifesto, mi sono accorto che era successo esattamente il contrario!

Vi racconto poi un esempio locale: a Knoxville, una piccola città del Tennessee, per due mesi l'attività dei pacifisti è stata volutamente ignorata. Alla fine comunque il movimento pacifista è apparso sul giornale locale, con un articolo in terza pagina locale, molto critico peraltro, ma addirittura accompagnato da una foto.

Due militanti pacifisti-rocciatori avevamo appeso un enorme striscione su un cartellone pubblicitario accanto all'autostrada, che diceva:
Guerra non-uguale Giustizia,
Guerra uguale Terrorismo,
Fermiamo la Guerra!

Il giornale però aveva deciso di mostrare solo metà della foto, mascherando il forte messaggio visivo. Riteneva probabilmente che pubblicare un messaggio come Guerra = Terrorismo fosse non patriottico!

Questo evento è abbastanza sintomatico di una stampa che ormai pubblica solo una metà delle notizie. Ed è difficile immaginare che la opinione pubblica americana possa ritirare il suo appoggio a questa e ad altre guerre finché la macchina della propaganda opera una censura così forte e sistematica...

La libertà di informazione del cittadino qui è chiaramente compromessa, ma c'è comunque chi se ne accorge, come il divertente cartoonist di Doonesbury...

Maurizio Conti
mconti@bellsouth.net
Knoxville, Tennessee, November 30, 2001