DOCUMENTO COSTITUTIVO

del comitato "Scienziate e Scienziati contro la guerra"

La componente più violenta della società è l'ignoranza (Emma Goldman)

    Nell'aprile del 1999 un gruppo di ricercatrici e ricercatori lanciò un appello al mondo universitario e degli altri centri italiani di studio e di ricerca per esortare ad una assunzione di responsabilità di fronte alla guerra di aggressione in cui il nostro paese era direttamente coinvolto.

    "Questa guerra - si diceva nell'appello - non è una guerra giusta perché è dettata da interessi economici, politici, militari che nulla hanno a che vedere con ragioni umanitarie. A questa guerra dobbiamo opporre la ricerca del dialogo, della tolleranza e delle ragioni dell'altro". Da molti atenei ed enti di ricerca giunsero numerose adesioni e iniziò così a formarsi il comitato "Scienziate/i contro la guerra".

    Da allora, come Comitato, abbiamo articolato la nostra attività attorno a varie tematiche: se comprendere la guerra dei Balcani e conoscere gli effetti dei bombardamenti della NATO erano gli obiettivi più urgenti inizialmente, l'attenzione è stata rivolta subito anche a questioni più ampie, necessariamente ricche di reciproche implicazioni: gli scenari delle crisi globali, energetiche ed ambientali; la nuova corsa agli armamenti e le nuove tecnologie di guerra; le violazioni del diritto nazionale ed internazionale; il ruolo dei mezzi di informazione ed i meccanismi di formazione del consenso; il linguaggio e l'ideologia che caratterizzano la fase storica-culturale che stiamo vivendo; le responsabilità e le dinamiche interne al mondo della scienza e alla funzione intellettuale nella società contemporanea.

    Al di là del movente per la nascita del comitato --l'indignazione per la guerra nei Balcani-- e delle convinzioni politiche e filosofiche di ciascuna/o di noi --le cui differenze vengono volentieri accettate come una fonte di arricchimento culturale reciproco-- riconosciamo ora come nucleo aggregante del comitato stesso l'impegno a coniugare la specificità della propria attività professionale nel campo delle scienze (matematiche, fisiche, naturali, sociali ed umane) e del loro insegnamento con una posizione attivamente contraria alla "guerra come metodo" di gestione dei conflitti. Riteniamo infatti che la guerra sia un prodotto storico, una strategia intenzionale e un disegno razionale nello scontro di potere tra sistemi politici in lotta per la supremazia, e che oggi sia possibile e necessario elaborare altri strumenti per la gestione dei conflitti.

    Si è in noi rafforzata la consapevolezza che, mentre l'opera di taluni scienziati è determinante per la realizzazione e gestione di strumenti di distruzione e di morte, la gran parte degli intellettuali ha sostanzialmente abdicato alla propria funzione di critica, svolgendone di fatto una di servizio dei poteri dominanti. E allora ci vorremmo richiamare all'affermazione di una metodologia basata sulla costante critica di ogni "principio di autorità" nella formazione delle conoscenze; sulla ricerca, la comparazione e la verifica delle fonti e delle informazioni; sulla dialettica di posizioni e di affermazioni contrastanti. Consideriamo questa metodologia come nostra e la riteniamo un valido antidoto alla tendenza all'omologazione e alla attuale deriva bellicistica, che ha un suo punto di forza nella diffusione mediatica di interpretazioni grossolane ed informazioni spesso non corrispondenti al vero - come nel caso jugoslavo, riguardo alle cause del conflitto e alle conseguenze dei bombardamenti della NATO - e intendiamo farne strumento efficace per opporci attivamente alla negazione di spazio e reperibilità di cui è vittima ogni informazione, interpretazione e opinione non in linea con quelle dominanti.

    Riconosciamo inoltre le responsabilità della scienza, della cultura e dell'informazione, nella società quale si configura attualmente, nel generare ed aggravare quegli squilibri e quelle disuguaglianze tra i popoli del mondo che sono all'origine delle contraddizioni internazionali e dei conflitti. La comunità scientifica nel suo complesso sembra non preoccuparsi delle conseguenze delle attuali tendenze dello sviluppo tecnico-scientifico, troppo spesso dominato da dinamiche economiche che risultano deleterie: il divario tra paesi ricchi e poveri si allarga; fame, sete e malattie falcidiano intere popolazioni, escluse di fatto dagli effetti positivi dello sviluppo e sottoposte al cinico sfruttamento di multinazionali e di gruppi dominanti; la logica del profitto sta portando alla rapina delle risorse e alla distruzione dell'ambiente; le tecnologie più sofisticate sollevano spesso problemi etici, sociali ed ambientali che non possono essere delegati al cinismo degli interessi economici.

    Come Comitato ci prefiggiamo di "capire come le scienze, ed in particolare le donne e gli uomini che svolgono un'attività scientifica, con i loro saperi ed il loro metodo di ricerca e di lavoro possono avere un ruolo nel processo di costruzione della pace" (prefazione ad Imbrogli di guerra, Odradek 1999).

    Per praticare e rendere possibile un tale obiettivo riteniamo necessario sollevare il problema della responsabilità degli scienziati, sia in seno alla comunità scientifica, sia nei confronti dei cittadini: per far uscire i primi dalla settorialità delle conoscenze, in cui molti ancora si rinchiudono, e dalla presunzione della neutralità del sapere, e per costruire insieme ai secondi una maggiore consapevolezza e conoscenza critica, mettendo a disposizione strumenti non autoritari ed informazioni in un linguaggio il più possibile adeguato ed accessibile. Nel tentativo di contribuire a costruire un mondo di pace, è essenziale che come Comitato operiamo per cambiare radicalmente l'impostazione, lo spirito, l'organizzazione della ricerca scientifica ed il suo rapporto con la società, in tutto il mondo e in tutte le sue componenti. Infatti sostenere lo sviluppo di una conoscenza critica può non solo essere un deterrente ad una soluzione armata dei conflitti esistenti, ma anche favorire la ricerca di alternative alla guerra.

    Per tradurre in pratica il nostro pensiero riteniamo di poter delineare alcuni temi di intervento prioritari:

·         Guerre Guerreggiate e Disarmo

Intendiamo approfondire le analisi e contribuire ad evidenziare tutte le mistificazioni adottate per creare consenso e giustificazione agli interventi armati - sotto qualunque veste essi siano presentati - e alle forme di ingerenza e pressione indebite (es. embarghi), contribuendo a smontarne la presunta necessità, e contrapponendo alle visioni di "guerra giusta" una lettura critica più complessa, con l'attenzione focalizzata sulle cause, gli sviluppi e gli effetti delle dinamiche belliche.

Esprimiamo la nostra opposizione a qualunque modello di difesa nazionale di tipo offensivo e - nel pieno rispetto del nostro dettato costituzionale - intendiamo appoggiare lo sviluppo di ricerche e iniziative a favore di un modello solo difensivo. Ci opponiamo a tutto quanto sostiene la corsa agli armamenti e a quella parte della ricerca scientifica che la alimenta, e in particolare allo sviluppo di armi che colpiscono indiscriminatamente la popolazione civile, per il rispetto almeno dei trattati internazionali che le proibiscono.

·         Poteri dominanti e modello di sviluppo

Intendiamo approfondire la critica all'introduzione di nuove tecnologie basate su una visione acritica dello sviluppo scientifico e tecnologico e ad un modello di sviluppo economico che acuisce le ingiustizie planetarie e mette in pericolo l'equilibrio ecologico del pianeta.

·         Ruolo della Scienza e della ricerca

Riteniamo infine necessario operare per un profondo cambiamento dell'attuale modello di organizzazione della ricerca scientifica, basato sulla estrema settorializzazione e specializzazione di discipline ormai non più comunicanti tra di loro. Questa specializzazione è di ostacolo ad un autentico dibattito culturale. Essa accumula un'enorme quantità di dati e di conoscenze su argomenti di portata sempre più ristretta, mentre la cultura di massa è abbandonata alle ciniche manipolazioni dei media -- e i due processi sono tra loro strettamente correlati. Cercheremo, pur coscienti dei limiti attuali della nostra capacità di azione, di sviluppare la capacità di dialogo fra i diversi saperi, nella convinzione che solo attraverso il confronto razionale fra di essi sia possibile determinarne il valore e i limiti, e contribuendo così alla crescita di una coscienza critica diffusa nella società.