Questa pagina Ť aggiornata al settembre del 2000

Sul rapporto tra scienziate/i e biotecnologie

* 16 aprile    2000  -  Antonino Drago <drago@unina.it>
* 2 maggio  2000  - Mauro Cristaldi <cristaldi@axrma.uniroma1.it>
* 12 maggio 2000  - Paola Letardi: Forward di La.S.E.R. <la.ser@mailcity.com>

Sulle biotecnologie e il militare

* 22 maggio 2000 - Libero Vitiello <vitiello@civ.bio.unipd.it>
* 23 maggio 2000 - Libero Vitiello <vitiello@civ.bio.unipd.it>
* 23 maggio 2000 - Francesco Iannuzzelli <francesco@dialogo.org>
* 23 maggio 2000 - Paola Letardi: Forward di molino <molino@cybernet.ch>
* 28 giugno 2000 - Rino Lamonaca <lamonaca@athena.polito.it>

Sull'eugenetica

* 27 giugno 2000 - Ivan Scotti <ivan_scotti@hotmail.com>
* 30 giugno 2000 - Mauro Cristaldi <Mauro.Cristaldi@uniroma1.it>


 SCIENZIATE/I E BIOTECNOLOGIE


From: "Antonino Drago" <drago@unina.it>
Date: Sun, 16 Apr 2000 21:34:26 +0200

Rispondo all'invito venuto da Genova (NdR Mobilitebio) aderendo personalmente.
Purtroppo, non posso pero' offrire piu' che una prima riflessione generale su
quei problemi, ottenuta cercando di allargare il campo della mia formazione
universitaria.
Ritengo che anche il collettivo dovrebbe aderire.
Ma subito dopo il collettivo dovrebbe porre il problema che gia'
Baracca e Donini sollevarono un anno fa, alla fine del convegno:
chiarirci, per quel che possiamo, che tipo di analisi della scienza e
del suo rapporto con la tecnologia vogliamo partecipare. Questo sarebbe
il maggior contributo che potremo dare ad altri gruppi che si occupano
di altri problemi scientifici e tecnologici. Mi sembra che pero' che
questo tema manchi nel convegno di Torino.

Antonino Drago

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From: Mauro Cristaldi <cristaldi@axrma.uniroma1.it>
Date: Tue, 02 May 2000 16:16:42 +0200

Carissimi,
scusate ma su questo tema delle biotecnologie mi sento un po' parte in
causa, pur non avendo mai avuto una lira, ne' molto interesse, nel settore
p.d..
E' vero che tutto il settore andrebbe tenuto sotto controllo da parte di
coloro che rappresentano lo spirito critico della scienza, ma purtroppo gli
stessi biologi, a mio modesto parere, mancano di quella cultura critica
globale che gli possa permettere di intervenire appropriatamente e non
dispersivamente in tutte le molteplici linee di ricerca nelle quali la
faccenda si articola. Anche perchť essi sono parte in causa attraverso
consistenti finanziamenti (cfr. articolo di Redi, Garagna e Zuccotti sul
manifesto di qualche giorno fa in cui gli AA. danno il classico colpo al
cerchio e uno alla botte). Insomma, secondo me, siamo di fronte ad un
ricorso storico tracciato dal parallelismo con la vicenda sull'uso
dell'energia nucleare. Allora, anche dopo la terribile vicenda di Hiroshima
e Nagasaki, c'era ancora qualcuno (e.g. SegrŤ, Amaldi, Bernardini, ecc.)
che cercava di convincere il volgo che si poteva tracciare un confine tra
nucleare "di pace" e nucleare "di guerra" per salvare solo gli aspetti
pacifici della tecnologia (ma nessuno pensava alle scorie....); erano gli
stessi pi™ illuminati "buonisti" che oggi si presentano a far da garanti
nei cosiddetti comitati etici per le biotecnologie (cambia l'oggetto del
contendere, ma la sostanza resta la stessa nei cosiddetti ambienti
scientifici.....). Per cui non andare ad ascoltare le tiritere degli
addetti ai lavori del CNR, che peraltro contano poco, o non essere andati
ad ascoltare altre tiritere di maggior peso economico all'Acc. Naz. dei
Lincei (cfr. mio avviso in rete del mese scorso) “ una scelta controversa:
“ come decidere, in questo contesto politico, se andare a votare o non
andarci; in ogni caso, almeno in questa fase, non decidiamo noi;
sicuramente piý di noi decide il Pentagono che risaputamente non fa scelte
bioetiche!.
Secondo la mia opinione le biotecnologie rientrano in una strategia
globale di dominio del mondo e costituiscono un ulteriore potente ricatto
monopolistico sui popoli e sulla natura. Prima che tale evidenza emerga in
tutta la sua interezza avremo molto da sbracciarci, prima cioŤ che qulcuno
si accorga che, come Mattioli e Scalia, avevamo ragione. Ma poi chi di noi
si troverŗ a trasformarsi in un Mattioli-Scalia? Forse un clone? Ci vorrŗ
sempre un utero per consentirgli di svilupparsi! Quanti uteri potranno
affittarsi per riuscire nell'orribile intento?
La prossima volta ci organizziamo prima, magari in una riunioncina
convocata per tempo per decidere su come/cosa intervenire. Intanto, buon
lavoro a tutti,
Mauro Cristaldi

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Date: Fri, 12 May 2000 12:52:19 +0200
From: Paola Letardi <letardi@icmm.ge.cnr.it>

Vi reinvio un appello che mi e' arrivato in merito alla mobilitazione contro
la mostra sulle biotecnologie di Genova (info a tutto campo su
http://www.tebio.org), che si rivolge al mondo della ricerca. Vi segnalo
anche il convegno organizzato per il 20 maggio
http://www.tebio.org/eventi.htm#20/5
Sono benvenuti commenti e suggerimenti; se qualcuno ha tempo, voglia ed
energia per partecipare mi contatti, che ci sono dentro fino al collo
(spero di non affogare...)

Ciao

Paola

To: paolaletardi@libero.it
Date: Thu, 11 May 2000 18:11:56 +0100
From: "La.S.E.R. La.S.E.R." <la.ser@mailcity.com>
Subject: Congresso TEBIO

Leggete questo messaggio e speditelo ad altre persone interessate:
Gentile ricercatore/studente,
nei prossimi giorni si svolgera' a Genova il Tebio, un
congresso sulle biotecnologie.
Nonostante sia pubblicizzato come un momento
di informazione sulla rivoluzione biotecnologica,
la presenza massiccia delle
multinazionali del Biotech (Monsanto e
Novartis in primis) sembra piuttosto alludere ad un
meeting in stile manageriale.
L'ingegneria genetica ha assunto un ruolo di primo piano
nel panorama della ricerca internazionale.
Essa ha creato un bacino fertile
per la nascita di moltissime piccole, medie e grandi
imprese "high tech".
Questa spinta imprenditoriale ha indotto un
importante cambiamento nel
modo di fare ricerca scientifica.
Il Biotech ripropone in forme nuove il problema del rapporto
tra scienza e societa'. Il destino delle
societa' rurali del Sud del mondo, la liberta' di consumo e di accesso
al sapere, il diritto alla cura: le biotecnologie decideranno su temi di
cosi' vasta rilevanza.
Noi attori della ricerca scientifica vogliamo
prendere posizione e porre alcuni dubbi.
Il patrimonio genetico non puo' essere
brevettato.
Nessun imprenditore puo' privatizzare un "sapere"
sociale costruito in milioni di anni dalla Natura.
Esso rappresenta il fondamento della vita sul pianeta, poiche' la sua
variabilita' assicura l'adattamento armonioso tra le specie.
Il brevetto di qualsiasi sequenza di DNA a fini commerciali e' quindi
un furto alla collettivita'.
Il segreto industriale e il copyright sono un
limite allo svolgimento della ricerca, costretta a pagare un "pizzo" per
la propria attivita' alle case chimico-farmaceutiche. Noi siamo contro
il
copyright.
L'idea che le biotecnologie siano necessarie per
eliminare la fame nel mondo e' falsa.
Il fallimento della Rivoluzione Verde ne e' testimonianza.
Il premio Nobel Amartya Sen indiano dimostra che
la causa delle carestie e' l'iniqua distribuzione
delle risorse, non la loro presunta scarsita'.
Cio' non interessa le multinazionali.
Le comunita' agricole dei paesi del Terzo Mondo
perdono la loro autonomia e cadono in uno
stato di moderna schiavitu' nei confronti delle
monocolture transgeniche imposte.
E il problema dell'autonomia non e' limitato alle
lontane comunita' agricole indiane: anche come consumatori
occidentali ci viene impedito di controllare e decidere
di cosa nutrirci.
Ci opponiamo all'idea che il DNA contenga tutti
i pregi e tutti i difetti di una persona.
Per giustificare gli enormi investimenti economici
nell'ingegneria genetica, si fa credere all'opinione
pubblica che le cosiddette anomalie (la tossicodipendenza, la
depressione, l'omosessualita', la follia) siano causate dai geni.
Cio' alimenta le discriminazioni su base genetica (nelle assicurazioni,
nelle assunzioni, nelle terapie mediche) e deresponsabilizza la
comunita' nei confronti dei disagi che essa stessa provoca.
La "scoperta" di un gene oggi vale molti miliardi per una societa'
quotata in Borsa. Non accettiamo che in nome del Nasdaq la
tossicodipendenza divenga un problema da genetisti e non riguardi la
societa' tutta.
Questi, e ce ne sono molti altri, ci sembrano buoni
motivi per manifestare a
Genova contro la vetrina delle multinazionali.
Tuttavia lo scopo di questa lettera non e' quello di
un volantino.
Questa lettera vuole stimolare un dibattito
all'interno di chi fa scienza.
Innanzitutto, perche' chi fa ricerca
scientifica vede da vicino i
problemi in questione.
In secondo luogo, perche' i ricercatori,
dopo la battaglia sul nucleare,
hanno rinunciato a esprimersi pubblicamente,
se non per chiedere fondi in televisione.
Sappiamo che e' difficile muoversi tra
ricerca pubblica e mercato, nella
flessibilita' temporale e
geografica odierna.
Crediamo dunque che il biotech sia il tema adeguato
per riprendere in mano la propria soggettivita' di
scienziati nel nuovo contesto.
Infine, speriamo che con la manifestazione di Genova
non dia una visione manichea del problema, secondo cui chi e' dentro il
congresso del Tebio e' a favore delle biotecnologie e difende la verita'
scientifica e chi sta fuori a contestare e' contro le biotecnologie e
difende l'irrazionalismo moralistico.
Noi saremo fuori a contestare il Tebio, a favore
delle biotecnologie come sapere pubblico accessibile a tutte le donne e
gli uomini del mondo.
La.S.E.R.
Laboratorio Scienza Epistemologia Ricerca

Per le adesioni a questo documento e alla manifestazione, scrivere a
la.ser@mailcity.com

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 LE BIOTECNOLOGIE E IL MILITARE


Date: Mon, 22 May 2000 16:55:39 +0200
From: Dr Libero Vitiello <vitiello@civ.bio.unipd.it>

Ciao a tutti,
ho letto con molto interesse i messaggi "girati" da Anna alla lista (avevo
gia' sottoscritto di mio l'appello del la.s.e.r.). Uno degli aspetti che
penso sarebbe interessante approfondire, specie nelle finalita' della
lista, e' il fatto (ben raramente menzionato) che il progetto genoma alla
sua nascita e' NATO (...) come progetto finanziato dal DOE, ovverosia dai
militari del pentagono. Ricordo che gia' all'epoca, da dottorando, quando
sollevavo la questione ricevevo solo risposte infastidite o minimizzatrici
da parte della maggior parte dei "big", che vedevano (o forse volevano
vedere) solo la parte "di enorme possibilita' di conoscenza scientifica".
Adesso ovviamente la gestione del progetto non e' piu' centralizzate come
allora ma al contrario sparsa per un gran numero di universita', compagnie
private etc etc. Questo pero' non toglie che sia sempre importanti
chiedersi PERCHE' il DOE fosse cosi' interessato alla preparazione della
mappa genomica umana. Crediamo davvero che fossero interessati
all'avanzamento della conoscenza?
I precedenti preoccupanti non mancano certo: e' da poco che in giro (forse
proprio su una mail della lista) ho rivisto cenni di un vecchio documento
della fine degli anni '60 con gli atti di una commissione del congresso USA
che "ascoltava" il parere di esperti sulla guerra biologica (il documento
lo avevo gia' visto su carta, arrivato in istituto qui tramite il prof
Tamino, all'epoca deputato in parlamento). La cosa descriveva con
spaventosa similitudine lo sviluppo di un agente infettivo cosi' simile
all'HIV nella sua azione e finalita'....

Libero

--
Dr Libero Vitiello
Dipartimento di Biologia, Universita' di Padova
via U Bassi 58/B, 35121 Padova, ITALY
tel --39 049 827 6212 fax--39 049 827 6209 (dial the 0 in the area code)

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Date: Tue, 23 May 2000 10:07:24 +0200
From: Dr Libero Vitiello <vitiello@civ.bio.unipd.it>

Salve a tutti, rispondo in lista ad Antonino, nel caso anche qualcun altro
fosse interessato alla cosa.

Il primo workshop sul progetto genoma (allora ancora in fase speculativa)
si tenne nel 1984 ad Alta, nello Utah, ed era sponsorizzato in parte dal
DOE. Nel 1986 il DOE sponsorizzo' un meeting internazionale a Santa Fe'
(Messico) per valutare la fattibilita' e la utilita' di un progetto di
ordinamento e sequenziamento di cloni rapresentanti l'intero genoma umano.
Nel 1987 il DOE pubblico' il "Report on the Human genome Initiative" ed
inizio' un piccolo numero di progetti pilota. A questi si aggiunse, nel
1988, l'impegno nel campo del NIH (national institute of health) che creo'
il suo office of Human Genome Research (poi National Center for Human
genome Research).
Nel 1991 il congresso USA approvo' definitivamente il progetto genoma, con
una durata prevista di 15 anni, e con un preventivo di spesa di circa 3
miliardi di dollari. Il coordinamento di questo progetto fu affidato
congiuntamente al DOE (officies of: energy research, health and
environmental research e human genome program) ed al US Department of
Health and Human Services (Public Health Services, NIH and National Center
for Human Genome Research).
Le attivita' del progetto genoma portate avanti dal DOE, almeno fino al
1996, adesso non so, facevano capo al Lawrence Berkeley National
Laboratory, the Los Alamos National Laboratory e the Lawrence Livermore
National Laboratory.
(vedi Strachan&Read, Human Molecular Genetics, 1996, Bios scientific
publishers, pag 335 e segg)

vedro' di ripescare quel documento del congresso sulla guerra biologica; ad
ogni modo era della fine degli anni '60.

ciao ciao
Libero

--
Dr Libero Vitiello
Dipartimento di Biologia, Universita' di Padova
via U Bassi 58/B, 35121 Padova, ITALY
tel --39 049 827 6212 fax--39 049 827 6209 (dial the 0 in the area code)

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Date: Tue, 23 May 2000 14:11:59 +0200
From: "francesco iannuzzelli" <francesco@dialogo.org>

On 23 May 00, at 10:07, Dr Libero Vitiello wrote:

> vedro' di ripescare quel documento del congresso sulla guerra biologica; ad
> ogni modo era della fine degli anni '60.

su questo posso fornirvi qualche informazione in piu'

si dice che il congresso statunitense approvo' nel 1969 un finanziamento di 10
mln di dollari al DOD per la ricerca di un'arma batteriologica in grado di
colpire il sistema immunitario (il trattato sulle armi batteriologiche e' del
72, per cui a quei tempi una cosa del genere non era proibita, e naturalmente
cio' non toglie che le ricerche siano continuate lo stesso anche dopo il 72...);
chiaramente nel bilancio questo non figura esplicitamente (la legge 91-171
firmata poi da Nixon il 29/12/69 non fa neanche riferimento alla cifra), ma e'
stato possibile ipotizzare questo collegamento dopo la pubblicazione di alcuni
documenti non piu' classificati nel 1988, soprattutto in riferimento a
un'audizione del direttore delle ricerche MacArthur
(trovate il testo qui http://www.konformist.com/1999/aids/aidsdod.txt)

I fautori di questa tesi (il primo fu un certo Dr. Strecker) sostengono che poi il
virus sia stato sperimentato in africa centrale e sulla comunita' gay di
s.francisco, dando il via all'epidemia.

Sono stati scritti vari libri sull'argomento (Leonard G. Horowitz: "Emerging
Viruses: AIDS and Ebola: Nature, Accident or Intentional?", Alan Cantwell Jr.,
"Queer Blood: the secret AIDS genocide plot")

vi segnalo qualche link:
http://spocom.com/users/jkm/scaring.htm
http://www.konformist.com/1999/aids/cantwell1.htm
http://hometown.aol.com/agoliszek/page2/index.htm
http://www.dimensional.com/~core0/hiv.htm
 

esiste poi un'altra "teoria" dell'aids derivato accidentale di una ricerca sul
vaccino contro la polio, trovate piu' info qui:

http://www.uow.edu.au/arts/sts/bmartin/dissent/documents/AIDS

ciao
francesco
 
 

francesco iannuzzelli francesco@dialogo.org
associazione peacelink - sez. disarmo
http://www.peacelink.it
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Date: Tue, 23 May 2000 22:55:49 +0200
From: "Paola Letardi" <letardi@icmm.ge.cnr.it>

---- Original Message -----
From: molino <molino@cybernet.ch>
To: <nobiotech-it@egroups.com>
Sent: Sunday, May 21, 2000 2:47 PM
Subject: [nobiotech-it] Bombe etniche

| Ciao a tutte e tutti, qualcuno ha la possibilitŃ di fornirmi
| informazioni riguardanti le applicazioni dell'ingegneria genetica nel
| campo delle armi batteriologiche. Tempo fŃ vidi un breve documentario
| secondo il quale sarebbero giŃ state messe a punto batteri in grado di
| distinguere i cromosomi. In pratica si potrebbe colpire una determinata
| etnia istruendo mediante l'ingegneria genetica il batterio a decifrare un
| particolare cromosoma che caratterizza l'etnia che si vuole colpire.
| Un esempio : secondo la commissione della veritŃ per la riconciliazione
| del Sud Africa, l'allora regime segregazionista era riuscito a
| procurarsi un'arma batteriologica per sterminare i neri senza causare
| alcun danno alla popolazione bianca.
| Nella vicenda erano coinvolti i servizi segreti svizzeri ed un'azienda
| della Svizzera tedesca, fornitrice dell' "intruglio".
| Pare che anche Israele fosse impegnato in tal senso ai danni della
| popolazione palestinese.
| Nel breve documentario erano inoltre intervistati alcuni uffuciali
| dell'esercito statunitense e fra gli altri uno fu molto chiaro.
| Disse che mediante la manipolazione genetica dei microorganismi si era
| finalmente riusciti a perfezionare le armi batteriologiche che,
| nonostante avessere un immenso potenziale distruttivo, potevano
| rivelarsi un boomerang; a questo proposito l'ufficiale spiegava che
| l'impiego da parte di un esercito poteva essere molto pericoloso.Fattori
| climatici quali ad es. cambiamenti di direzione del vento potevano
| esporre le truppe "attaccanti" e cio“ quelle che avevano lanciato l'arma
| bateriologica al battere aggressivo.
| Sermbrava davvero soddisfatto il graduato tanto che arriv∑ ad affermare
| che l'ingegneria genetica era riuscita a fornire ai militari una bomba
| ancora pi™ efficace di quella nucleare.
| ChisaŃ forse questa storia del perfezionamento delle armi
| batteriologiche ha qualcosa a che fare con la sindrome del golfo che ha
| colpito centinaia di marines che hanno partecipato alla guerra del
| golfo.
| Quindi se qualcuno pu∑ dare informazioni sulle "bombe etniche" gliene
| sarei molto grato.
|
| saluti libertari felipe
| csoa il molino

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Date 28 giugno 2000
From: Rino Lamonaca <lamonaca@athena.polito.it>

Ricevo e reinvio per conoscenza.
saluti
Rino Lamonaca

A seguire riproduciamo un articolo che racchiude il senso del Campo
Antimperialista che si svolgerŃ ad Assisi dal 30 Luglio al 6 Agosto. E'
evidente come gli Stati Uniti d'America, nel nome della scienza e del
progresso, stiano preparando lo sterminio dei popoli e della biodiversitŃ.
A seguire la prova.

Guerra Biologica sulle Ande: La prossima arma segreta della CIA
Ingegneria Genetica e Guerra Chimico-Biologica

Da CounterPunch (numero 11, giugno 2000)

L'"agente azzurro" avanza

All'istituto di genetica del Kazakistan, esperti sovietici della guerra
biologica stanno venendo finanziati dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna
per testare micoerbicidi, la famiglia dei "Fusarium oxysporum" che tendono
ad infettare le piante di coca e che sono estremamente simili ad altri
miceti che attaccano le patate, prodotto principale della dieta andina.

La calamitŃ McCaffery

Accanto alle altre scelleratezze perpetrate in nome della Guerra alla
Droga, gli Stati Uniti si stanno ora attivamente preparando per impiegare
armi biologiche. Le armi consistono in flora patogena progettata per
attaccare la coca, la cannabis ed i papaveri da oppio.

La ricerca nel progetto ha comportato la risurrezione degli agenti
biologici sviluppati tempo fa a Fort Detrick (Maryland), il centro per il
programma della guerra biologica chiuso dal Presidente Nixon nel 1969.

Profondamente congelati al momento della chiusura del programma, questi
stanno venendo scongelati e preparati per dare l'assalto ai paesi
produttori, nel terzo mondo. Coinvolti sono anche i veterani della
creazione della guerra biologica sovietica, ora finanziati dagli Stati
Uniti con la connivenza di un oscuro agente dell'agenzia delle Nazioni
Unite, assunto con il proposito di proteggere gli Stati Uniti dalla ben
meritata imputazione di violare la convenzione internazionale sulle armi
biologiche.

Il lavoro procede nonostante la ben certificata evidenza che le armi, se
impiegate, avranno un impatto profondo e disastroso sugli ecosistemi dei
paesi in cui verranno impiegate. Oltretutto, il Dipartimento degli Stati
Uniti per l'Agricoltura (United States Department of Agriculture, USDA) stŃ
ora compiendo ricerche sull'utilizzo delle modificazioni genetiche per
accrescere la potenza di queste armi biologiche. I principali agenti che
vengono sviluppati sono i patogeni microbici.

Presso l'Istituto di Genetica del Kazakistan, gli ex esperti di guerra
biologica vengono finanziati dagli Stati Uniti per testare
funghi-micoerbicidi, in particolare la Pleospora, per uccidere i papaveri
da oppio e le piante di marijuana.

Nelle Ande e nell'Amazzonia occidentale, gli Stati Uniti stanno
programmando di testare e diffondere l'applicazione del "fusarium
oxysporum", un fungo anti-coca. Il budget per quest'anno (Fiscal Year 2000)
contiene almeno 23 milioni di dollari (46 miliardi di lire) per questi
programmi, sebbene altri contributi verranno certamente bruciati nella
copertura dei preventivi per spese militari e di controspionaggio.

La prospettiva di ricevere un attacco biologico non sembra per∑
entusiasmare paesi come il Peru', la Bolivia e la Colombia. Il governo
peruviano ha giŃ bandito la possibilitŃ di testare o utilizzare
micoerbicidi. Il governo colombiano sembra altrettanto contrario, ma “
stato abilmente ammonito dai sostenitori del progetto del Conresso
Statunitense che se la Colombia vuole il suo pacchetto di aiuti da 1,8
miliardi di dollari (36.000 miliardi di lire), farebbe bene ad accettare
anche i funghi.

Lo scorso marzo, Il presidente del Comitato per gli Affari Esteri della
Casa Bianca, Benjamin Gilman, ha aggiunto un emendamento al disegno di
legge per l'aiuto colombiano, richiedendo al Presidente Clinton di
certificare che il governo colombiano "abbia accettato e stia sviluppando
una strategia per eliminare tutta la produzione colombiana di coca e di
papaveri oppiacei" utilizzando, tra gli altri mezzi, "micoerbicidi testati
ed ecologicamente sicuri". L'emendamento “ ancora presente nel disegno di
legge (che stŃ venendo discusso al senato) nonostante una subcommissione di
scienziati colombiani del Tribunale Civile per l'Ambiente abbia affermato
che l'uso di agenti micoerbicidi rappresenta "un grande pericolo sia per
gli umani che per l'ambiente e la biodiversitŃ della Colombia".

E' facile capire perch’ i colombiani sono spaventati. La condizione
necessaria per questo tipo di armi sarebbe che queste dovrebbero essere
"host specific", cio“ che dovrebbero attaccare solo l'obiettivo designato e
nulla di pi™.

Secondo Ed Hammond del Progetto "Sunshine", che ricercava e pubblicizzava
questa scelleratezza, i tests condotti dai ricercatori della USDA nel 1994
e 1995, utilizzando il fungo "fusarium oxysporum" (EN4), hanno dato come
risultato l'infezione di due specie di piante, diverse da quella della coca.

Inoltre, la famiglia dei "Fusarium oxysporum", che tende ad infettare le
piante di coca, “ estremamente simile ad altri miceti che attaccano le
patate, prodotto principale nella dieta andina.

Questo non “ molto sorprendente perch“, come sottolinea Hammond, l'EN4 “
stato ideato per attaccare diverse specie di piante di coca ed inoltre non
pu∑ essere interamente "host specific".

Cos le rare e belle farfalle agrias potranno presto sparire nell'ennesima
casualitŃ della Guerra alla Droga, dal momento che le loro larve nascono e
maturano nelle imparentate piante selvagge della coca. Una delle poche aree
dove le agria possono essere trovate “ la zona a nord della regione del
fiume Putumayo, un centro sia della attivitŃ della guerriglia che della
coltivazione della coca in Colombia ed inoltre, uno dei primi obiettivi
della campagna di fumigazione al fungo, da parte degli Stati Uniti.

Nel frattempo, tornando nei laboratori, i ricercatori dell'USDA stanno
lavorando per creare specie di funghi geneticamente modificati, compresa la
clonazione di famiglie del fusarium che attaccano le patate, per produrre
cos qualcosa di ancora pi™ perverso.

Tuttavia, nella loro ricerca per strumenti di ci∑ che ufficialmente si
conosce come "bio-controllo", i ricercatori del governo sono tornati, cos
sembra, indietro al passato.

Infatti, prima del 1949, secondo i documenti dati ad Hammond in base
all'Atto di LibertŃ dell'Informazione (Freedom of Information Act, FOIA),
una squadra del Servizio di Ispezione sulle Piante e sugli Animali
dell'USDA (Animal and Plant Inspection Service, APHIS) ha trovato un virus
in un albero Datura, importato dal Cauca (Colombia). Qualcuno, non “ ancora
chiaro chi, ha determinato che il virus potrebbe essere utile come agente
anti-oppiacee, ed “ stato quindi inviato al centro per la guerra biologica
di Fort Detrick (Maryland), con l'etichetta D-437.

Sulla base dell'ordine di Nixon di chiudere il centro, il D-437 non “ stato
distrutto ma messo in un luogo ad alto congelamento, dimenticato da tutti
ma non dai ricercatori che avevano lavorato cos felicemente a Detrick.

Il 12 Aprile di quest'anno, Hammond ha raccolto una breve citazione del
D-437 in una pagina web dell'Esercito degli Stati Uniti, per il fatto che
questo era stato studiato da tale Dottor Vernon Damsteegt, lui stesso uno
dei veterani di Detrick.

Alle successive inchieste di Hammond, ogni menzione del virus e della sua
custodia venivano rimosse dal sito, che riportava la fraudolenta
notificazione che l'ultimo aggiornamento fosse avvenuto il giorno 6 Aprile.

Il 1969 “ stato l'anno in cui Richard Nixon lanci∑ la sua guerra alla
droga, utilizzando per questo la sua forza di polizia segreta, la DEA (Drug
Enforcement Agency), una storia raccontata nel grande libro di Edward J.
Epstein, "l'Agenzia della Paura" (Agency of Fear).

La guerra biologica era integrale per gli Stati Uniti contro il Vietnam.
CounterPunchers ricorda l'"agente arancione", il disgustoso infuso
impiegato per defoliare la giungla.

L'"agente azzurro", lanciato sulla produzione di riso, “ un po' meno
conosciuto. Lo scopo era privare il Fronte di Liberazione Nazionale
dall'approvigionamento di cibo. Le piantagioni di riso che si riteneva
servissero al nemico, venivano pesantemente irrorate e distrutte.

Il professor Matthew Meselsen ricorda come, nell'anno 1970, venne prelevato
da un colonnello del Reparto Chimico dell'Esercito degli Stati Uniti per
sorvolare una vallata di un altopiano che era stato irrorato con l'"agente
azzurro", alcune settimane prima. Come volarono sopra la valle devastata,
il colonnello coraggiosamente spieg∑ a Meselsen che questa era stata
ovviamente una fonte di approvigionamento di cibo per l'FLN, dal momento
che non si erano viste abitazioni nella zona.

Successivamente, essi atterrarono in un vicino villaggio che scoprirono
essere popolato da rifugiati della vicina valle. I rifugiati spiegarono di
essere scappati perch’ gli americani avevano appena distrutto la loro
piantagione di riso. Analizzando fotografie che aveva preso dal cielo,
Meselsen successivamente scopr numerose case che erano rimaste invisibili
mentre si volava sopra le stesse velocemente.

Un semplice calcolo rivelava che la quantitŃ di riso era sufficiente solo
per alimentare la popolazione locale, senza nessun avanzo per l'affamata
guerriglia vietnamita.

Meselsen scrisse un rapporto che forniva qualche dubbio politico sul
comando statunitense in Vietnam, nel quale si raccomandava a Washington di
porre fine all'"agente azzurro". La raccomandazione venne fatta filtrare
dal Washington Post e fu allora che Nixon cancell∑ immediatamente il
programma.

Questa “ una misura della barbarie della presente generazione di guerrieri
della droga che fanno s che Richard Nixon sembri assennato. Nonostante
l'evidenza dei pericoli dello sviluppo delle armi biologiche come il fungo,
gli Stati Uniti sembrano determinati ad andare avanti.

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| Fonte: CounterPunch |
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 EUGENETICA


Date: Tue, 27 Jun 2000 08:41:02 GMT
From: "Ivan Scotti" <ivan_scotti@hotmail.com>

Ciao a tutti,

rispondo (con un certo ritardo, ma a quanto pare sono l'unico genetista in
lista, o forse l'argomento non suscita pi™ di tanto interesse) a questo
messaggio di Andrea Martocchia (...)

Premetto che di lavoro faccio il genetista vegetale, non mi considero certo
un luminare ma credo che, almeno di primo acchito, ci si possa limitare ad
osservazioni generali ed a commenti basati sulla teoria accertata (ed
accettata) in genetica.

In primo luogo mi sembra che le citazioni riportate da Andrea contengano un
elevato numero di interventi da parte di politici, i quali, “ lecito
presumere, non s'intendono di scienza, e pertanto usano argomentazioni non
scientifiche. Poi ci sono anche citazioni di biologi, o genetisti, ma mi
sembra di poter dire che anche queste sono affermazioni piuttosto fumose,
imprecise e pefino sbagliate dal punto di vista tecnico. E' chiaro che, se
uno vuole, in qualsiasi comunita', inclusa quella scientifica, trova gente
fuori di testa che fa affermazioni prive di logica.

Mi limito qui a mettere a fuoco due o tre concetti, come spunto del
dibattito.

1. Il problema delle razze.
Questo e' uno dei temi piu' dibattuti, sia politicamente (lo sappiamo bene)
sia scientificamente. Allo stato attuale, dai dati basati sul DNA “ noto,
assodato, dato per certo, che le differenze genetiche sono per il 95% e piu'
da attribuirsi a differenze individuali, e solo per il restante meno del 5%
a differenze tra "gruppi" (razze? popoli? boh?). In altre parole, c'“ una
probabilitŃ elevatissima che, per un qualsiasi gene, io sia pi™ diverso da
un altro europeo, o italiano, o milanese, di quanto tutti gli europei, o
italiani, o milanesi, insieme, siano diversi dagli aborigeni australiani nel
loro insieme. Quindi la teoria delle razze, geneticamente, non ha nessun
senso, almeno per la specie umana. Naturalmente, il discorso pu∑ essere
diverso dal punto di vista culturale. Ma “ un altro problema.
E allora perch“ "si vede" la differenza tra un cinese ed uno svedese?
Proprio perch’ noi ci basiamo, per distinguere le persone, su pochi
caratteri ben visibili, che guarda caso sono tra quei pochi che
costituiscono differenza (altrimenti non li useremmo, giusto?) e che sono
soggetti alla selezione naturale (gli africani sono neri e gli scandinavi
pallidi, ed in mezzo si trova tutta la gradazione, in relazione
all'esposizione media al sole).

2. Il controllo genetico dei caratteri.
La teoria base della genetica (anche questa unanimemente accettata) dice che
i caratteri continui, come la statura ecc. sono controllati da un numero
molto elevato di geni, ciascuno con un effetto di per s“ piccolo. Ci sono
eccezioni a questa regola, come sempre, ma lasciamo perdere per ora. Il
concetto pero' vuol dire: per esempio, non esiste "il" gene per
l'intelligenza, anche se naturalmente malattie che colpiscono un singolo
gene, e che provocano ritardo mentale, influiscono sulla medesima...
Inoltre, sempre dalla genetica "base" sappiamo che la cosiddetta
"ereditabilitŃ" dei caratteri complessi “ generalmente bassa, tra lo zero ed
il 50%. In soldoni, significa che la maggior parte della variabilitŃ che si
osserva per questi caratteri “ dovuta all'ambiente, e non allo stato dei
geni. Risultato, se uno cerca di "selezionare" per questi caratteri non ci
riesce, perch’ quello che si sceglie di selezionare “ pi™ il frutto del
contesto che dei geni. Se si cambia l'ambiente cambia anche il risultato (un
esempio banale: provate a coltivare una di quelle vigorosissime varietŃ
selezionate di mais nel deserto e vedete che cosa ne ottenete). Infatti la
"selezione" degli "uomini giusti" avviene in modo culturale, cioe'
"ambientale": propaganda, istruzione. ecc. ecc.

L'uso odioso che si fara' a breve termine delle informazioni genetiche “
molto piu' terra terra degli scenari di selezione della razza: ad esempio, le
assicurazioni arriveranno a chiedere un "certificato di salute genetica"
prima di sottoscrivere le polizze, facendo pagare di piu' a chi presenta
predisposizione ad alcune malattie (infarto ecc.); le imprese richiederanno
la stessa certificazione prima di assumere (assumere?) un dipendente,
eliminando chi potrebbe rappresentare una grana (un po' come escludere le
donne, che hanno questa fastidiosa predisposizione genetica alla
procreazione...). Se volete, anche questa e' selezione, ma ben piu' subdola di
quella prospettata da Andrea.

Una conclusione allarmante. Una parte dei genetisti (ma chiamiamoli
biotecnologi, che e' piu' corretto) pensa di poter trattare gli esseri viventi
come sistemi semplici, semplificando i modelli, e pensando di poter
intervenire con "operazioni chirurgiche" che non provocano se non
trascurabili "effetti collaterali". Uso di proposito la terminologia della
NATO, per sottolineare che la guerra tecnologica e la genetica tecnologica
sono figlie dello stesso approccio "quantitativo" e "meccanico" alla realta',
che non guarda in faccia a nessuno, non calcola il proprio impatto, e non
rispetta niente se non il profitto. Monsanto docet...

Scusate per la lunghezza, spero che il mio contributo sia utile e che non vi
siate ancora addormentati tutti.
Ciao

Ivan

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Date: Fri, 30 Jun 2000 13:11:22 +0200
From: Mauro Cristaldi <Mauro.Cristaldi@uniroma1.it>

Caro Ivan,
rispondo con meditato ritardo alle tue meditate risposte su tematiche
biotecnologiche. E' di grande conforto pensare che in lista c'“ anche
qualcuno di noi che potrebbe aiutare Paola Letardi ed i pochi altri che
intervengono su questa tematica, che ha molto a che vedere con le guerre
(cfr. siti indicati in rete S&P il 23/5/00 da Iannuzzelli di <pacelink>).
Sui concetti di razza e popolazione occorrerebbe un confronto con gli
antropologi culturali, altrimenti la tematica rischia di giacere ancora
troppo nelle idee e molto meno nei fatti, che incontrovertibilmente sono
fatti biologici, almeno all'origine.
A risentirci,
Mauro Cristaldi

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