Questa pagina è aggiornata al settembre del 2000

Sulle donne in nero

* 28 settembre 1999 - Andrea Martocchia <martok@sissa.it>
* 29 settembre 1999 - Elisabetta Donini <donini@agraria.unito.it>

Sugli stupri di massa

* 16 ottobre 1999 - Andrea Martocchia <martok@sissa.it>
* 20 ottobre 1999 - Elisabetta Donini <donini@agraria.unito.it>
* 20 ottobre 1999 - Andrea Martocchia <martok@sissa.it>
* 20 ottobre 1999 - Alberto Di Fazio <difazio@oarhp1.rm.astro.it>
* 22 ottobre 1999 - Elisabetta Donini <donini@agraria.unito.it>
* 22 ottobre 1999 - Franco Marenco <marenco@g24ux.phys.uniroma1.it>
* 23 ottobre 1999 - Spartaco Vitiello <paco@dns.protec.it>
* 25 ottobre 1999 - Anna Gigli <gigli@iac.rm.cnr.it>
* 25 ottobre 1999 - Franco Marenco <marenco@g24ux.phys.uniroma1.it>
* 25 ottobre 1999 - Spartaco Vitiello <paco@dns.protec.it>
* 25 ottobre 1999 - Angelo Baracca <baracca@ff.oc.uh.cu>
* 25 ottobre 1999 - Andrea Martocchia <martok@sissa.it>
* 26 ottobre 1999 - Cristina Giannardi <c.giannardi@arpat.toscana.it>
* 26 ottobre 1999 - Franco Marenco <marenco@g24ux.phys.uniroma1.it>

Ancora sulle donne in nero

* 17 marzo 2000 - Elisabetta Donini <donini@agraria.unito.it>
* 21 marzo 2000 - Franco Marenco <marenco@g24ux.phys.uniroma1.it>
* 26 marzo 2000 - Elisabetta Donini <donini@agraria.unito.it>

Ancora sugli stupri di massa

* 28 marzo 2000 - Luca Nencini <luca.nencini@casaccia.enea.it>
* 29 marzo 2000 - Silvio Basile <basile@unifi.it>
* 30 marzo 2000 - Elisabetta Donini <donini@agraria.unito.it>
 


 DONNE IN NERO


Date: Tue, 28 Sep 1999 19:18:00 +0200 (MET_DST)
From: Andrea Martocchia <martok@sissa.it>

Cari compagni e cari colleghi,

# vorrei innanzitutto spendere qualche parola (scritta) su due spunti
di dibattito arrivati dalla Donini e dalla Cavallaro:

Nel programma della iniziativa delle Donne in nero ad Ulcinj leggo che il
primo tema dell'incontro sara' "il fascismo del regime serbo - la
pulizia etnica in Kosovo".
Personalmente sono convinto che in Serbia non ci sia un regime (a meno che
tale non vogliamo definire ogni sistema politico), meno che mai fascista,
e che in Kosovo la Jugoslavia abbia attuato una dura repressione nei
confronti del movimento nazionalista panalbanese e del terrorismo
dell'UCK, ma che solo quest'ultimo sia stato autore di una vera "pulizia
etnica" proprio in queste settimane ed in questi giorni.
Il discorso e' lungo e non mi ci addentro, mi limito a constatare che
mentre le "Donne in nero", quali esponenti di un pensiero "liberal" e di
ambienti democratici e di sinistra, accusano la classe dirigente serba di
"fascismo", i commentatori di destra e la opposizione nazionalista interna
la accusano di "comunismo" (la "banda rossa", ama definirli Djindjic),
infine Pannella li accusa di "nazicomunismo". Rimando al mio testo, che
apparira' sul libro, per dire tutta la mia contrarieta' a questo uso
barbaro delle parole.

[nota: di ritorno da Ulcinj mi piacerebbe che la Donini ci raccontasse le
sue impressioni personali. Tenga presente nel suo viaggio che il governo
del Montenegro che cosi' volentieri accoglie le "Donne in nero" e'
impegnato, oltre che a contrabbandare sigarette per finanziarsi, anche a
preparare la secessione dalla Repubblica Federale di Jugoslavia con
l'appoggio dei potentati USA, compreso quel Soros che finanzia le stesse
"Donne in nero"]
(...)
Saluti
Andrea Martocchia

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Date: Wed, 29 Sep 1999 19:29:57 +0200
From: donini elisabetta <donini@agraria.unito.it>

Rispondo ai commenti di Andrea Martocchia circa il seminario di Ulcinji:

1. Se le Donne in nero di Belgrado hanno scelto di intitolare
'il fascismo del regime serbo - la pulizia etnica in Kosovo' una delle
relazioni che verranno presentate nella prima sessione, io (insieme alle
altre con cui era stato discusso il programma) ne prendo atto e lo
considero un gesto politicamente impegnativo e significativo, coerente
con anni di loro opposizione appunto a quel 'regime'.
Possiamo discutere dei vari sistemi politici e non penso certo
che quello italiano attuale sia l'inveramento della democrazia, anzi,
specie dopo la guerra della primavera condotta in spregio alla
Costituzione. E tuttavia, almeno per quanto ho letto, sentito e visto,
nella Repubblica Yugoslava c'̉ un gruppo di potere che per molte ragioni
(politica, militarismo, accaparramento economico, repressione del
dienso...) concordo con le mie amiche nel definire 'fascista'. Quanto
alla 'pulizia etnica' in Kosovo, quella attuale condotta nei confronti
della componente serba e rom della popolazione ̉ altrettanto orrenda di
quella agita prima da milizie serbe e parti dell'esercito: non ne ̉
legittimata, a mio parere, ma neppure cancella le responsabilitÁ dei
massacri precedenti.

2. La definizione di 'liberal' dell'area di cui fanno parte le
Donne in nero di Belgrado non mi sembra adeguata alle loro attivitÁ e ai
loro scritti. Parlerei piuttosto di un movimento di opposizione
radicale, composto di gruppi molto vari, tra cui le Donne in nero si
caratterizzano per la tenacia con cui da anni, con pratiche non
violente, cercano di contrastare etnicizzazioni e militarismi, tenendo
aperte reti di relazioni attraverso i troppi confini in cui ̉ stata
frantumata la cosiddetta ex Jugoslavia. Accluder· in attachment il file
di un documento redatto nell'agosto '98 durante l'ultimo incontro
internazionale tenuto a Novi Sad e cui partecipavano anche varie donne
provenienti dal Kosovo.

3. Ho trovato particolarmente sgradevole l'accenno a 'quel Soros
che finanzia le stesse Donne in nero'. In linea di principio, non credo
in generale che ridurre i soggetti politici al 'chi li paga?' sia un
modo efficace di misurarsi con le storie e le intenzionalitÁ dei vari
gruppi. In linea di fatto, e per quanto ne so, le Donne in nero di
Belgrado hanno ricevuto (scarsi) finanziamenti da varie fonti, tra cui
ignoro se ci sia anche la Fondazione Soros; so invece per certo che
nessuno dei progetti di cui sono protagoniste ha risposto ad altro che
alle loro scelte e loro convinzioni su quanto ̉ opportuno e giusto fare.
Cos come so per certo che il prossimo incontro di Ulcinji verrÁ
finanziato dai contributi che ̉ riuscito a raccattare soprattutto il
nostro gruppo di 'italiane' (definizione da intendersi puramente in
senso geografico: quante viviamo in questo paese).

4. Circa il Montenegro, condivido la pessima opinione di
Martocchia su quel governo e le sue intenzioni. Tuttavia, ̉ risultata al
momento l'unica soluzione praticabile, perchƠ a Novi Sad non ci saremmo
quasi certamente arrivate neppure noi 'italiane', oltre ad essere
improponibile alle amiche provenienti dal Kosovo. Nell'estate del '95 ho
giÁ fatto una pesante esperienza di quanto possano risultare
invalicabili le frontiere della Repubblica Yugoslava per un gruppetto di
pacifiste che risultino collegate alle Donne in nero di Belgrado. E
adesso l'amichevolezza del regime (insisto) nei confronti di un tale
movimento di opposizione radicale non ̉ certo aumentata
.
5. Ben lieta di raccontare le mie 'impressioni personali' al
ritorno da Ulcinji (dove per altro sono giÁ stata in agosto, per le
stesse ragioni,anche se in un contesto di incontri differenti). Ci
potrebbe essere uno scambio di questo genere, da parte delle varie
persone che sono state in vari luoghi: Carlo Pona, Chiara Cavallaro...
in occasione della riunione che si sta cercando di programmare.

Cari saluti a tutte e tutti

Elisabetta
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 STUPRI DI MASSA


Date: Sat, 16 Oct 1999 11:53:13 +0200 (MET_DST)
From: Andrea Martocchia <martok@sissa.it>

Il documento che segue (omissis) mi sembra una buona base di partenza per una
discussione all'interno del nostro gruppo di ricercatori contro la guerra.
(...)
Io ad esempio posso dire immediatamente che molte cose le condivido appieno,
ma su due punti almeno NON mi trovo d'accordo:

1. LA QUESTIONE DEI SESSI (la Donini e' in ascolto?...) mi sembra usata in
maniera piuttosto fuorviante. Vorrei ricordare che tra i personaggi piu'
dannosi per i Balcani possiamo annoverare donne come La Albright, la
Bonino, la Plavsic (bigotta e reazionaria). Inoltre, non sono affatto
convinto che il senso dell'appartenenza etnica, della appartenenza al
suolo ("patria"), la sottolineatura della diversita', siano connotabili
come "maschili" piu' che "femminili"...
Infine, se e' vero che parte del mondo femminista ha sbandato paurosamente
sulle questioni jugoslave, bisognerebbe pure chiedersi perche'... e
comprendere che l'imperialismo, oltre a strumentalizzare le questioni
nazionali nei Balcani, ha strumentalizzato pure i sentimenti progressisti
e femministi, ad esempio scatenando la campagna sugli STUPRI ETNICI, vero
gioiello di disinformazione strategica.
GLI STUPRI ETNICI SONO UNA INVENZIONE DELLA AGENZIA RUDER&FINN PUBLIC
GLOBAL AFFAIRS. Posso fornire tutta la documentazione che volete a
riguardo.

2. Sempre per quanto riguarda la DISINFORMAZIONE STRATEGICA, nel documento
all'inizio si individua esattamente questo problema, ma piu' avanti si fa
un uso acritico proprio di tutto il bagaglio disinformativo e
propagandistico dei media nostrani, dalle fosse comuni alle pulizie e agli
stupri etnici alla dittatura di Milosevic. Come la mettiamo?

Andrea

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Date: Wed, 20 Oct 1999 13:54:50 +0200
From: donini elisabetta <donini@agraria.unito.it>

Ho atteso qualche giorno prima di inserirmi sulla lettera di Andrea
Martocchia perchƠ volevo verificare se sulla questione di genere
(categoria politica e concettuale che considero diversa da quella di
sesso) c'erano altre o altri interessate/i a dialogare.
Pare di no, me ne rammarico e visto che sono stata chiamata in causa
direttamente faccio alcuni commenti, molto amareggiati, almeno sui punti
che mi hanno maggiormente toccata.
Elisabetta Donini
Andrea Martocchia wrote:
>
>.......
> 1. LA QUESTIONE DEI SESSI (la Donini e' in ascolto?...) mi sembra usata in
> maniera piuttosto fuorviante. Vorrei ricordare che tra i personaggi piu'
> dannosi per i Balcani possiamo annoverare donne come La Albright, la
> Bonino, la Plavsic (bigotta e reazionaria). Inoltre, non sono affatto
> convinto che il senso dell'appartenenza etnica, della appartenenza al
> suolo ("patria"), la sottolineatura della diversita', siano connotabili
> come "maschili" piu' che "femminili"...

a) Ero in ascolto, ma non vorrei proprio che mi si attribuisse una sorta
di 'ruolo' di addetta agli affari di genere (insisto comunque su questa
riformulazione che credo piª sensata rispetto a 'sesso'). Ciascuna e
ciascuno di noi, penso, di fronte alle responsabilitÁ di uomini e donne
nelle guerre e nella costruzione di patrie ed etnie, farebbe bene a
interrogarsi anche sulle componenti sociali e culturali che hanno reso
l'educazione alla mascolinitÁ tanto piª feroce di quella alla
femminilitÁ. Che poi siano donne 'di ferro' ad accedere a posti di
comando tenuti solitamente da uomini, mi pare una conferma delle
dinamiche attorno a cui sono strutturati gli attuali rapporti e poteri.

b) Rispetto al documento che Martocchia (o dovrei scrivere 'il
Martocchia'?) commenta segnalando suoi consensi e dissensi, potrei a mia
volta dire i miei, ma non ̉ questa la sede, almeno sino a che non sia
piª evidente che questi temi vengono assunti come rilevanti dalla
generalitÁ della lista. Francamente, un dibattito tra Andrea Martocchia
e Elisabetta Donini non credo valga la pena di metterlo in rete. Preciso
per· un punto per me importante: le donne che hanno steso il documento
sono una delle tante voci, il femminismo ̉ un mondo molto vario e una
delle vicende piª belle cui ha aperto la strada ̉ stata anche la
declinazione al plurale delle differenze tra soggetti, una volta
rivendicata la rilevanza della differenza tra i generi. Quindi, nessuna
di noi risponde di quanto dicono altre.

> Infine, se e' vero che parte del mondo femminista ha sbandato paurosamente
> sulle questioni jugoslave, bisognerebbe pure chiedersi perche'... e
> comprendere che l'imperialismo, oltre a strumentalizzare le questioni
> nazionali nei Balcani, ha strumentalizzato pure i sentimenti progressisti
> e femministi, ad esempio scatenando la campagna sugli STUPRI ETNICI, vero
> gioiello di disinformazione strategica.
> GLI STUPRI ETNICI SONO UNA INVENZIONE DELLA AGENZIA RUDER&FINN PUBLIC
> GLOBAL AFFAIRS. Posso fornire tutta la documentazione che volete a
> riguardo.
>
> 2. Sempre per quanto riguarda la DISINFORMAZIONE STRATEGICA, nel documento
> all'inizio si individua esattamente questo problema, ma piu' avanti si fa
> un uso acritico proprio di tutto il bagaglio disinformativo e
> propagandistico dei media nostrani, dalle fosse comuni alle pulizie e agli
> stupri etnici alla dittatura di Milosevic. Come la mettiamo?
>
> Andrea
>

c) Considero molto penoso discutere in questi termini delle violenze che
sono state compiute. Quale che sia la documentazione di cui dispone
Andrea Martocchia, le testimonianze dirette di stupri e fosse comuni che
ho sentito da donne che sono state in Kossovo non mi lasciano dubbi
sulla tragica realtÁ di tali fatti. Con una precisazione: in diverse
argomentiamo da tempo che non solo sono orrende le azioni, ma ̉ orrenda
anche la dizione 'stupri etnici': non c'̉ un'etnia che abusa di
un'altra, c'̉ ogni volta 'quel' singolo uomo che violenta 'quella' donna
ed ̉ quel singolo che ne deve portare la colpa e la responsabilitÁ.
L'immonda copertura in nome di nazionalitÁ che si fanno la guerra ̉
tanto piª un'aggravante, proprio perchƠ viene usata per proiettare nelle
astrazioni del 'disonore' inflitto al nemico quello che ̉ in concreto un
atto di violenza su una persona. Debbo poi ricordare che in tutte le
guerre e in tutti gli interventi di truppe su terre altrui (alpini in
Mozambico inclusi) l'uso di donne come prede o 'conforto' (caso del
Giappone nella seconda guerra mondiale) ha sempre fatto parte delle
culture e delle pratiche della virilitÁ combattente?

d) Un'ultima considerazione: non penso che i misfatti del regime
fascista di Milosevic (a questo proposito c'era giÁ stato a inizio
ottobre un dibattito con Andrea Martocchia e io ribadisco qui la mia
convinzione che la frase ̉ appropriata, tanto piª dopo avere partecipato
al convegno di Ulcinji e avere sentito molte voci di donne di varie
parti della ex Jugoslavia) n̉ quelli commessi da donne e uomini che
vivano in Serbia, in Kossovo, in Montenegro, in Voivodina o nel
Sangiaccato o in qualsiasi altro pezzo dei Balcani siano comunque
invocabili a giustificazione dell'intervento della Nato. Cos come le
violenze di cui da giugno sono vittime persone identificate come serbe
in Kossovo non rendono a posteriori meno colpevoli coloro che prima le
hanno esercitate su persone identificate come albanesi. Mi piacerebbe
che riuscissimo a non aver bisogno di divisioni manichee (tutto male o
tutto bene; una parte solo vittima e l'altra solo colpevole): se la
guerra ̉ da rifiutare ̉ anche per questo, perchƠ radicalizza i conflitti
e chiama a schierarsi. Ma non ̉ anche contro queste mentalitÁ
dualistiche che dovremmo esercitare una critica?

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Date: Wed, 20 Oct 1999 16:15:24 +0200 (MET_DST)
From: Andrea Martocchia <martok@sissa.it>

Ciao,

rispondo su alcuni dei punti sollevati, per sgombrare il campo da equivoci
- spero che poi sulla lista si apra veramente un dibattito sulle questioni
di fondo, voglio dire anche sul resto delle "TESI" delle donne del PRC.

On Wed, 20 Oct 1999, donini elisabetta wrote:

> Andrea Martocchia wrote:
> >
> >.......
> > 1. LA QUESTIONE DEI SESSI (la Donini e' in ascolto?...) mi sembra usata in
> > maniera piuttosto fuorviante. Vorrei ricordare che tra i personaggi piu'
> > dannosi per i Balcani possiamo annoverare donne come La Albright, la
> > Bonino, la Plavsic (bigotta e reazionaria). Inoltre, non sono affatto
> > convinto che il senso dell'appartenenza etnica, della appartenenza al
> > suolo ("patria"), la sottolineatura della diversita', siano connotabili
> > come "maschili" piu' che "femminili"...
>
> a) Ero in ascolto, ma non vorrei proprio che mi si attribuisse una sorta
> di 'ruolo' di addetta agli affari di genere (insisto comunque su questa
> riformulazione che credo piª sensata rispetto a 'sesso').

D'accordo sulla precisazione ("generi" e non "sessi"); chiamavo in causa
Donini perche' il suo contributo sul "nostro" libro e' in gran parte
incentrato su questo, nonche' per la sua partecipazione alle iniziative
della "Donne in nero".

> b) Rispetto al documento che Martocchia (o dovrei scrivere 'il
> Martocchia'?)

Se vuoi, puoi! Come ha chiarito (la) Cavallaro, noi romani siamo abituati
ad usare l'articolo davanti ai cognomi, soprattutto femminili (non so
perche'), spero che questo non ti abbia urtato, se da' fastidio cerchero'
di evitare di farlo.

> c) Considero molto penoso discutere in questi termini delle violenze che
> sono state compiute. Quale che sia la documentazione di cui dispone
> Andrea Martocchia, le testimonianze dirette di stupri e fosse comuni che
> ho sentito da donne che sono state in Kossovo non mi lasciano dubbi
> sulla tragica realtÁ di tali fatti.

Certo che e' penoso, ma mi sembra necessario.
Preciso che non ho detto che "ogni notizia di stupro e' una invenzione",
che sarebbe stupido oltreche' falso, bensi' ho detto (e me ne assumo tutte
le responsabilita') che le notizie di "stupri etnici" (con questa
denominazione) - cioe' operazioni pianificate di violenze contro le
donne musulmane o kosovaro-albanesi - sono pura disinformazione
strategica.
Vorrei citare un episodio che mi e' accaduto nel 1993, quando andai a
visitare una mostra di fotografie messa su dal Partito Radicale in un
locale a Piazza Sant'Egidio a Roma (dove c'e' un museo comunale del
folklore), sul tema "L'assedio di Sarajevo". Ricordo come fosse ora la
rabbia che mi impediva di rivolgermi al custode della sala mentre leggevo
un pannello riassuntivo della mostra nel quale si citavano "300mila donne
stuprate", il quale contraddiceva clamorosamente un altro pannello a pochi
metri di distanza, nel qualche si parlava di "cinquantamila stupri":
numeri messi li' chiaramente a casaccio, a prescindere da quanti fossero
veramente.
La notizia degli "stupri etnici" era partita dal governo di Sarajevo poche
settimane prima, nell'ambito di una operazione guidata dalla agenzia
Ruder&Finn (per avere alcune delucidazioni su questa agenzia:
www.marx2001.org/crj/DOCS/desinf.html)

Ripeto: sto dicendo che non e' esistita alcuna campagna di stupri
collettivi organizzati ne' in Bosnia ne' in Kosovo, cosi' come
tante notizie sulle fosse comuni si stanno rivelando come disinformazione
di guerra (il che e' altro dal dire che non e' morto nessuno).

Posso girare in lista montagne di articoli ed analisi sulle menzogne che
ci vengono propinate quotidianamente, da "Repubblica" al "Manifesto" (es:
il "Manifesto" il 16 gennaio apre in prima pagina con un enorme titolo
"L'ORRORE" riferendosi alla presunta strage di Racak, previo dedicare
due pagine interne dopo alcuni giorni per autosmentirsi con gli articoli
di "Le Monde" e "Le Figaro").

> Con una precisazione: in diverse
> argomentiamo da tempo che non solo sono orrende le azioni, ma ̉ orrenda
> anche la dizione 'stupri etnici': non c'̉ un'etnia che abusa di
> un'altra, c'̉ ogni volta 'quel' singolo uomo che violenta 'quella' donna
> ed ̉ quel singolo che ne deve portare la colpa e la responsabilitÁ.

Appunto: e' questo che sto dicendo.

> d) Un'ultima considerazione: non penso che i misfatti del regime
> fascista di Milosevic (a questo proposito c'era giÁ stato a inizio
> ottobre un dibattito con Andrea Martocchia e io ribadisco qui la mia
> convinzione che la frase ̉ appropriata, tanto piª dopo avere partecipato
> al convegno di Ulcinji e avere sentito molte voci di donne di varie
> parti della ex Jugoslavia)

Purtroppo in lista la tua risposta alla mia annotazione sul
"regime fascista" non e' arrivata, se puoi rimandarla sarebbe utile, cosi'
come sarebbe importante discutere un attimo sulla iniziativa delle "Donne
in nero", organizzata (scusami se la dico tutta) dai settori
filooccidentali, mafia delle sigarette compresa, che stanno cercando di
staccare il Montenegro dalla RFJ - ed hanno bisogno per questo di
demonizzare ancora la classe dirigente jugoslava.

La vogliamo fare una volta tanto una analisi *scientifica* della
situazione in Jugoslavia?

La classe dirigente di Belgrado non e' fascista ne' comunista: e'
socialdemocratica.
E' socialdemocratica, anzi "craxiana", per le scelte economiche
(privatizzazioni), per l'uso del sentimento nazionale, per le tendenze
autocratiche (ricordate il "decisionismo" di Craxi?).
In Jugoslavia non c'e' la dittatura. Le decisioni le prende ancora il
Parlamento. In Italia, un po' meno...
Attendo controprove.

Andrea
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Date: Wed, 20 Oct 99 17:29:24 MET
From: Alberto Di Fazio <difazio@oarhp1.rm.astro.it>

Cari colleghi,
concordo pienamente con quanto affermato da Elisabetta Donini,
in particolare il ruolo culturale attribuito dalle societa' patriarcali
ANCHE alle donne ai posti di comando, facendole svolgere ruoli decisamente
conformi - non sono eccezioni - al modulo purtroppo corrente riguardo come
gli uomini "debbono" considerare la guerra e la risoluzione militare delle
controversie. Allo scopo, vi informo che tutto questo non e' solo la mia
opinione, o di quanti la condividano, ma e' un fatto correntemente studiato
e accertato dalla ricerca antropologico-culturale. Il "modello maschile"
e quello "femminile" di comportamento e relazioni nella societa' e' regolato
da precisi fattori CULTURALI, e non gia' dal sesso. Il fatto che la quasi
totalita' delle societa' umane risponde a modelli in cui purtroppo il "maschio"
deve adottare un modulo aggressivo, e cosi' anche le donne in posizione di
comando, e' accertato gia' da molto tempo dai ricercatori antropologi-culturali.
Sono al corrente con un certo dettaglio in quanto molte scienziate e scienziati
antropologi mi sono vicini in gran parte della mia vita personale.
Per quanto riguarda invece lo scambio polemico tra Andrea e Elisabetta,
penso che - se si tiene conto di una corretta analisi antropologica - si tratta
piu' di uno scontro formale che sostanziale, anche se non pretendo con questo di
convincere nessuno dei due. Comunque l'analisi antropologica (culturale)
necessaria per inquadrare correttamente il tema discusso non e' affatto semplice,
al contrario di quanto si possa pensare senza avere gli strumenti teorici
necessari.
Dissento pero' fortemente dall'attribuire al "regime di Milosevich" l'appellativo
di "fascista" come fa invece Elisabetta Donini.
Scusate le precisazioni, e buon lavoro a tutte e a tutti come sempre.

Alberto Di Fazio

PS dimenticavo di dire che concordo invece con Andrea sull'inesistenza degli
"stupri etnici", cosi' come mi sembra chiaro che il tentativo di configurare
il conflitto in corso nei Balcani come prevalentemente "etnico" e' fin troppo
scoperto da parte delle potenze industriali occidentali, che hanno individuato
questo bel sistema per effettuare le loro "ingerenze" sotto il profilo
"umanitario". I rapporti tra etnie nei termini di cui si parla sono SEMPRE
costruiti ad arte dalle forze egemoni, e non sono mai l'origine ne' il motore
del problema. Anche tutto cio' e' dimostrato dai lavori di ricerca antropologica
dell'ultimo mezzo secolo.

_________________________________________________________
Dr. Alberto Di Fazio
senior scientist
Astronomical Observatory of Rome
Viale del Parco Mellini, 84
I-00136 ROMA Italy
tel: +39-06-35347056/35452147/35452656
fax: +39-06-35347802

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Date: Fri, 22 Oct 1999 14:12:58 +0200
From: donini elisabetta <donini@agraria.unito.it>

Caro Andrea, care/i scienzaepace,

ho buoni indizi che il precedente messaggio 'senzapace e senzatempo'
con cui ripetevo una risposta giÁ data a fine settembre sia finalmente
stato trasmesso a tutta la lista, perci· ora riprendo alcuni punti del
messaggio piª recente di Andrea senza ripetere considerazioni giÁ
espresse.

Andrea Martocchia wrote:
>
> Ciao,
> ......
> > b) Rispetto al documento che Martocchia (o dovrei scrivere 'il
> > Martocchia'?)
>
> Se vuoi, puoi! Come ha chiarito (la) Cavallaro, noi romani siamo abituati
> ad usare l'articolo davanti ai cognomi, soprattutto femminili (non so
> perche'), spero che questo non ti abbia urtato, se da' fastidio cerchero'
> di evitare di farlo.

Non mi aveva affatto urtata, semmai divertita (era ben altro che mi
amareggiava). Semplicemente volevo far notare una asimmetria che non mi
sembra irrilevante: forse c'̉ un perchƠ, se gli usi linguistici danno
per ovvio il maschile, mentre il femminile va evidenziato! Le
considerazioni di Alberto Di Fazio sui ruoli culturali e le societÁ
patriarcali suggeriscono qualche risposta.
>
> > c) Considero molto penoso discutere in questi termini delle violenze che sono state compiute...
>
> Certo che e' penoso, ma mi sembra necessario.
> Preciso che non ho detto che "ogni notizia di stupro e' una invenzione",
> che sarebbe stupido oltreche' falso, bensi' ho detto (e me ne assumo tutte
> le responsabilita') che le notizie di "stupri etnici" (con questa
> denominazione) - cioe' operazioni pianificate di violenze contro le
> donne musulmane o kosovaro-albanesi - sono pura disinformazione
> strategica.

Avevo cercato di dire in che senso rifiuto la denominazione di 'stupri
etnici', ma se invece il significato per Andrea ̉ quello del suo inciso
'ciỏ...', sono in profondo disaccordo con la sua affermazione che si
tratti di 'pura disinformazione strategica'. Dalle testimonianze dirette
di cui sono a conoscenza, nonchƠ da molta documentazione pubblicata, ho
motivo di ritenere accertato che nel caso della 'guerra della Bosnia'
sono stati pianificati e organizzati campi di concentramento in cui
donne sono state tenute prigioniere per essere a disposizione degli
stupri di soldati e paramilitari della Repubblica Federale Yugoslava.
Sto aggirando intenzionalmente le definizioni etniche perchƠ non ne
faccio colpevoli nƠ 'i serbi' nƠ 'la Serbia'. Zenica ̉ per· un nome che
rinvia a grandissime sofferenze e chiederei di averne rispetto serbando
giusta memoria di quello e tanti altri drammi. L'uso che ne ha fatto la
propaganda occidentale non cancella le responsabilitÁ dei singoli
violentatori e del regime fascista che li ha portati a praticare cos la
loro superioritÁ 'etnica'.
Quanto al Kosovo, ci torno sotto.
>

> Ripeto: sto dicendo che non e' esistita alcuna campagna di stupri
> collettivi organizzati ne' in Bosnia ne' in Kosovo, cosi' come
> tante notizie sulle fosse comuni si stanno rivelando come disinformazione
> di guerra (il che e' altro dal dire che non e' morto nessuno).
>
> Posso girare in lista montagne di articoli ed analisi sulle menzogne che
> ci vengono propinate quotidianamente, da "Repubblica" al "Manifesto"
(es:
> il "Manifesto" il 16 gennaio apre in prima pagina con un enorme titolo
> "L'ORRORE" riferendosi alla presunta strage di Racak, previo dedicare
> due pagine interne dopo alcuni giorni per autosmentirsi con gli articoli
> di "Le Monde" e "Le Figaro").

Il criterio del ragionare caso per caso, senza generalizzazioni
manichee, mi induce a citare invece proprio un articolo comparso sul
'Manifesto' di ieri, 21 ottobre, come esempio di modo equilibrato di
guardare alla complessitÁ dei torti (che non stanno mai da una sola
parte). Carla Casalini (a p. 3) commentava le notizie che stanno
grandemente ridimensionando il numero delle vittime e delle fosse comuni
ritrovate in Kosovo e ne traeva argomenti che condivido in pieno per
denunciare la falsitÁ di quanto ̉ stato detto e scritto da chi voleva
giustificare l'intervento della Nato. Tutto ci· per· senza dimenticare
che vittime ci sono state (come scrive anche Andrea a proposito dei
morti), che ci sono stati stupri e che vengono ritrovate fosse comuni
(ne ho avuto accenni da testimonianze 'oculari': vorrei anche
sottolineare che fa parte del rispetto per le vittime non andare in
cerca di dettagli macabri, perci· non propongo la controdocumentazione
da fonti dirette).

> > Con una precisazione: in diverse
> > argomentiamo da tempo che non solo sono orrende le azioni, ma ̉ orrenda
> > anche la dizione 'stupri etnici': non c'̉ un'etnia che abusa di
> > un'altra, c'̉ ogni volta 'quel' singolo uomo che violenta 'quella' donna
> > ed ̉ quel singolo che ne deve portare la colpa e la responsabilitÁ.
>
> Appunto: e' questo che sto dicendo.
>

No, temo che non stiamo affatto dicendo la stessa cosa: che le etnie
siano un costrutto (patriarcale, maschilista... gli studi antropologici
cui accenna Alberto Di Fazio possono aggiungere molte specificazioni)
non toglie che siano efficacemente utilizzate da chi ne ha il potere,
come le religioni, giusto per fare un altro caso. Per cui ribadisco che
insieme ai singoli sono colpevoli gli artefici politici e militari del
progetto nazionalista.

> > d) Un'ultima considerazione: non penso che i misfatti del regime
> > fascista di Milosevic (a questo proposito c'era giÁ stato a inizio
> > ottobre un dibattito con Andrea Martocchia e io ribadisco qui la mia
> > convinzione che la frase ̉ appropriata, tanto piª dopo avere partecipato
> > al convegno di Ulcinji e avere sentito molte voci di donne di varie
> > parti della ex Jugoslavia)
>
> Purtroppo in lista la tua risposta alla mia annotazione sul
> "regime fascista" non e' arrivata, se puoi rimandarla sarebbe utile, cosi'
> come sarebbe importante discutere un attimo sulla iniziativa delle "Donne
> in nero", organizzata (scusami se la dico tutta) dai settori
> filooccidentali, mafia delle sigarette compresa, che stanno cercando di
> staccare il Montenegro dalla RFJ - ed hanno bisogno per questo di
> demonizzare ancora la classe dirigente jugoslava.
>

A questo punto la mia prima risposta ̉ arrivata e mi confermo convinta
di quanto ho scritto allora. Aggiungo soltanto che trattare da 'settori
filooccidentali' le 'Donne in nero' mi sembra un passaggio un po'
affrettato, visto che sono (siamo) nate come movimento politico a
partire da un gruppo di israeliane che non si riconoscevano nella
violenza esercitata dal loro paese contro le e i palestinesi.
(...)
Saluti

Elisabetta
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Date: Fri, 22 Oct 1999 19:53:56 +0200
From: Franco Marenco <marenco@g24ux.phys.uniroma1.it>

Cara Elisabetta, caro Andrea, cari SENZAPACE,

Credo che la nostra sia una mailing list scientifica che dovrebbe avere
un livello superiore alle banalizzazioni dei mass media. Esistono miriadi
di mailing lists pacifiste che discutono del fascismo o no di Milosevic,
ovviamente sotto l'impulso delle banalita' che girano. Non vorrei che
anche la nostra scadesse a quel livello.....

Quanto agli stupri di massa, se fosse vero quello che dice Elisabetta
e che hanno detto molti giornali, associazioni pacifiste, eccetera,
cioe' che sono stati pianificati e organizzati campi di concentramento
in cui donne sono state tenute prigioniere per essere a disposizione degli
stupri di "soldati e paramilitari della Repubblica Federale Yugoslava"
non capisco perche' non bisognerebbe colpevolizzarne la Serbia, unica
Repubblica (oltre al Montenegro) rimasta nella Federazione.

Il problema e' accertare se questi fatti sono veri o sono balle, e al
di la' di quello che credo io, di quello che crede Elisabetta, e di
quello che crede Andrea, mi sembra difficile uscirne solo con una
chiaccherata. Il metodo scientifico qui si impone.

Devo dire comunque che l'espressione "soldati e paramilitari della
Repubblica Federale Yugoslava" mi sembra alquanto inappropriata, in
quanto:

- L'esercito federale si e' ritirato dopo pochissimo tempo dalla Bosnia;
vuol forse dirci Elisabetta che questi campi si trovavano nel territorio
serbo-montenegrino ? Dubito che cio' sia stato possibile, perche'
ivi non c'e' stata una situazione di guerra fino al 1999. Io stesso
ho viaggiato in Serbia nel 1996, potendo girare e "fare il turista"
a mio piacimento su tutto il territorio (province autonome incluse),
in quello che D'Alema non avrebbe potuto che definire "un paese normale".
Il controllo poliziesco si limitava a far passare automobili e persone
su appositi tappeti disinfettanti per combattere il contagio di una
malattia del bestiame.

- "Paramilitari della Repubblica Federale Yugoslava" e' un'espressione
ambigua, e vorrei capire che cosa si intende, dato che i paramilitari
come e' noto non sono dei militari ufficiali in divisa. Si intende
parlare di gruppi di paramilitari composti da cittadini della
federazione serbo-montenegrina a insaputa del loro governo ? Si
intende parlare di milizie locali finanziate da una Belgrado in
gravi difficolta' economiche ? O si tratta di veri e propri inviati
di Milosevic, agenti segreti senza divisa ? Scusami, Elisabetta, se
pongo queste domande che ti sembreranno stupide, ma non ho mai avuto
notizie in tal senso (a parte generiche allusioni non specificate e
non documentate, che ho potuto sentire nei telegiornali).

Quello che so io, e' che i soldati serbi che hanno combattuto la guerra
in Bosnia-Erzegovina non erano inviati di Belgrado, bensi' popolazioni
locali che sono insorte e che si riconoscevano nella "Republika Srpska"
di Pale (piu' o meno amica di Belgrado, ma pur sempre una repubblica a
parte). Se qualcuno puo' avere compiuto "stupri di massa", credo che si
tratti di costoro, cosi' come anche gli altri eserciti che ivi si trovavano
(bosniaco-musulmani di Sarajevo, musulmani di Bihac, croati dell'Herceg
Bosna, truppe inviate dalla Croazia, nonche' le truppe ONU che sembra si
siano anch'esse lasciate andare a qualche goduria goliardica).

Quanto al voler entrare nel merito della veridicita' o meno dell'esistenza
di campi di stupro sistematici, fosse comuni, eccetera, credo che sia
molto difficile districarsi in mezzo alla serie di balle che sono girate.
Ricordo perfettamente che dopo l'ingresso dei soldati NATO in Kosovo
ho potuto riconoscere in TV un cimitero albanese sito in Kosovo Polje,
che avevo visto tre anni prima, spacciato per una fossa comune in base
al fatto che le tombe (rigorosamente individuali) erano semplici mucchi
di terra anziche' belle casuccie di marmo come da noi (una prassi comune
in Kosovo). Anche dei testimoni oculari, quindi, sono portato a diffidare
(o non era testimone oculare quel giornalista della RAI che riprendeva
il cimitero??????).

L'agghiacciante notizia dell'introduzione delle frontiere anche fra i
Medici Senza Frontiere purtroppo non fa che confermare l'ambiguita' del
ruolo delle associazioni pacifiste/umanitarie/eccetera da quando al
governo ci sono quelli che un tempo furono i loro referenti politici.
E' per questo che sento una profonda difficolta' ad entrare in materie
come quella dell'esistenza degli "stupri etnici"; in ogni caso se bisogna
farlo, invito a non banalizzare l'argomento su una mailing list, bensi'
a riservarselo per un eventuale congresso, dove ve lo potrete contendere
a suon di dati, grafici, riferimenti bibliografici, eccetera.

A presto,
Franco

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Date: Sat, 23 Oct 1999 19:26:00 +0200
From: paco@dns.protec.it (spartaco vitiello)

Approfitto dell'intervento di Franco Marenco per un "intervento dal pubblico"

Franco aveva scritto:

>Se qualcuno puo' avere compiuto "stupri di massa", credo che si
>tratti di costoro, cosi' come anche gli altri eserciti che ivi si trovavano
>(bosniaco-musulmani di Sarajevo, musulmani di Bihac, croati dell'Herceg
>Bosna, truppe inviate dalla Croazia, nonche' le truppe ONU che sembra si
>siano anch'esse lasciate andare a qualche goduria goliardica).

...mmm, spero che l'assenza di triple virgolette attorno a """goduria
goliardica""' sia solo una dimenticanza, comunque avrei un suggerimento su
un paio di temi da indagare/divulgare scientificamente, dato che mi pare
esistere la possibilita' di coinvolgere studiosi di antropologia.

Butto la' molto grezzamente (non e' il mio mestiere, mi occupo di
comunicazione audiovisiva) sperando che qualcuno di piu' esperto possa
rilanciare la palla:

"rapporto tra guerra e controllo sociale della sessualita'"
"i meccanismi di spersonalizzazione nell'addestramento militare"
o anche:
"addestramento militare: formazione o limitazione della persona ?"
(questo forse sarebbe piu' adatto a degli psicologi)
 

buon lavoro a tutti.
 
 

-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
Spartaco Vitiello
via Querini 65 -
35135 Padova - Italy

tel. 049 8654795 <paco@protec.it>

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Date: Mon, 25 Oct 1999 10:07:33 +0100
From: Anna Gigli <gigli@iac.rm.cnr.it>

Due parole sugli stupri di massa in tempo di guerra.

Che lo stupro sia un'arma usata dalle bande armate (siano esse
eserciti regolari, paramilitari, o chiunque altro) composte,
guarda caso, di uomini, non mi pare sia una novita' ne' una
invenzione di una qualche agenzia di comunicazione mediatica.

Un elenco (molto parziale) di situazioni in cui lo stupro di massa
e' stato usato come arma per terrorizzare le donne (e le popolazioni
civili in generale) attraversa tutti i continenti: dall'America
Latina (le desaparecidos argentine durante la cattolica dittatura
militare degli anni '70 , tanto per citare solo un caso - leggetevi
il bellissimo romanzo di Carlotto in proposito), all'Asia (le
giapponesi stuprate dagli americani durante la seconda guerra
mondiale), all'Africa (dai gruppi islamici in Algeria ai poliziotti
Sudafricani dell'apartheid, ai "nostri" soldati in Somalia), ed
infine alla civilissima Europa, in tutti i conflitti che hanno
riguardato l'ex-Jugoslavia, ma anche precedentemente.

Non c'e' bisogno di presentare la documentazione scientifica ad
un congresso, ne' servono grafici o tabelle a riprova di cio'
che e' avvenuto: questa sporca faccenda e' nota fin dai primordi
della storia. Lo stupro e' uno strumento di ricatto, minaccia,
oppressione, ma soprattutto un segno di impotenza da parte
dell'uomo che si sente braccato. Non c'e' goliardia nello stupro,
ne' animalita': e' un'arma pensata, studiata e agita per spaventare
ed affermare la propria supremazia.

Considerare questo argomento di scarsa rilevanza in una lista di
discussione che tratta il tema della guerra e della scienza, mi
induce a riflettere sulle nostre capacita' di osservazione ed
analisi "scientifica" della realta'.

Saluti
Anna Gigli

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Date: Mon, 25 Oct 1999 11:28:31 +0200
From: Franco Marenco <marenco@g24ux.phys.uniroma1.it>

Sono esterrefatto dal livello della discussione. Gli uomini hanno sempre
abusato delle donne, specie i soldati (cosa vera), quindi non c'e' dubbio
che vi siano stati stupri di massa in ex Jugoslavia, organizzati dai serbi
(o dai federali, come dice Elisabetta). Un perfetto sillogismo che ci
risparmia di dover verificare se e' vero!!!!!

Scusatemi, se fossero queste le uniche "prove" a favore di questa tesi
non potrei che dare ragione a chi sostiene che nessuna donna e' stata
stuprata in questa guerra (insomma, per fortuna che non dipende da noi
la causa delle donne stuprate, perche' ne siamo dei pessimi avvocati).

E permettetemi di fare una domanda: se noi crediamo cosi' fortemente a
questo sillogismo, e se il Dipartimento di Stato lo sa, e se gli USA
vogliono far passare davanti ai nostri occhi i Serbi come cattivi,
allora non basterebbe inventare NOTIZIE FALSE di stupri, sapendo che
tanto vi aderiamo in ogni caso ? Tanto per mandare li' altri soldati,
con la scusa di rendere giustizia, ma in realta' per stuprare altre donne
(come fanno TUTTI i soldati in TUTTE le guerre, no?).

E se questo l'avessero gia' fatto, e qualcuno di noi avesse ABBOCCATO
ALL'AMO ?

Insomma al luogo comune "tutti gli eserciti stuprano" e' facile contrapporre
un altro luogo comune: "tutti gli stati in guerra mentono". Chiacchierando
soltanto non se ne esce. Io vorrei che un gruppo di SCIENZIATI, abituati
insomma a dimostrare le loro tesi con il METODO SCIENTIFICO, possa avere
un livello un pochino superiore al pressapochismo giornalistico-parlamentare.

Non ho detto che non ci sono stati stupri, e non ho detto che non ci sono
stati stupri di massa. Ho detto solo che nessuno mi ha convinto.

Cioe': se lo scopo della discussione e' quello di una disgressione storica
e filosofica sullo sfruttamento sessista in generale, il livello mi puo'
pure stare bene. Ma se lo scopo e' di parlare della guerra in Jugoslavia,
capirete bene che il livello e' bassissimo.

> Considerare questo argomento di scarsa rilevanza in una lista di
> discussione che tratta il tema della guerra e della scienza, mi
> induce a riflettere sulle nostre capacita' di osservazione ed
> analisi "scientifica" della realta'.

Ahhh! ma qui bisogna ripetere tutto trenta volte per farsi capire !
Nel mio messaggio dissi che l'argomento di scarsa rilevanza era il
fascismo o meno di Milosevic (cosa che continuo a credere e ribadisco:
non mi interessa minimamente, e mi sembra una discussione sterile).
Non ho MAI detto che la faccenda degli stupri fosse di scarsa rilevanza,
e anzi, invitavo a NON BANALIZZARE. Discutiamone si', ma seriamente.

Non intendo perdere ulteriore tempo a precisare quello che ho gia'
precisato fino alla noia con questo messaggio, e tanto meno a polemizzare
in rete.

Lo scopo del mio messaggio precedente era quello di invitare (la) Donini
e (il) Martocchia a evitarci sterili polemiche, a meno di non apportare
elementi nuovi e rilevanti. Non di innescare una nuova polemica.
Entrambi hanno sostenuto di avere "prove" a sostegno della propria tesi,
e quindi chiedevo che ce ne facessero partecipi.

Io, elementi rilevanti da apportare a questa polemica non ne ho. E' quindi
inutile polemizzare con me.

Buonanotte e sogni d'oro.

Franco

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Date: Mon, 25 Oct 1999 14:25:59 +0200
From: paco@dns.protec.it (spartaco vitiello)

Anna Gigli aveva scritto:

>Non c'e' bisogno di presentare la documentazione scientifica ad
>un congresso, ne' servono grafici o tabelle a riprova di cio'
>che e' avvenuto: questa sporca faccenda e' nota fin dai primordi
>della storia. Lo stupro e' uno strumento di ricatto, minaccia,
>oppressione, ma soprattutto un segno di impotenza da parte
>dell'uomo che si sente braccato. Non c'e' goliardia nello stupro,
>ne' animalita': e' un'arma pensata, studiata e agita per spaventare
>ed affermare la propria supremazia.
>

Anna Gigli giustamente vede la questione sopratutto dal punto di vista delle
vittime.
Ma, insisto, non dovremmo, ammesso che ne abbiamo la possibilita' in termini
di competenze, andare a vedere quali sono i meccanismi che fanno dei soldati
degli stupratori ?

Far luce sulle strutture e i meccanismi di potere che tengono insieme e
fanno funzionare gli eserciti, per esempio.

E' pensabile e attuabile un "esercito democratico" e rispettoso dei diritti
umani ?
Siamo in grado di dare una risposta (confutabile, ovviamente ) a questa
domanda ?
 

C'e' un motivo preciso per il quale cerco di attrarre l'attenzione della
lista su questi temi:

Teniamo presente che il "nostro" lavoro [ chiedo venia, sarebbe corretto
dire "vostro" ma sapete com'e', a fare il tifo per una bella squadra ci si
coinvolge... ] questo lavoro, dicevo, in quanto "scientifico" sara' a pieno
titolo utilizzabile e (speriamo) utilizzato dagli insegnanti.

E la consapevolezza dei meccanismi sui quali si basano le attuali strutture
di potere mi pare fondamentale per formare cittadini democratici <veri>,
donne e uomini veramente liberi che non permettano piu' il perpetuarsi di
ignominie ...
oops, mi stava uscendo un discorso "patriottico", bisogna che sia piu'
attento...

spero comunque di essere stato chiaro.

ciao
--.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
Spartaco Vitiello
via Querini 65 -
35135 Padova - Italy

tel. 049 8654795 <paco@protec.it>

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Date: Mon, 25 Oct 1999 10:29:11 -0400 (EDT)
From: "Dr. Baracca" <baracca@ff.oc.uh.cu>

Non so quanto sia realmente possibile democratizzare un esercito,
probabilmente il problema e' il potere delle caste miltari, ma mi pare
certo che con l'esercito professionale avremo tante "Folgore" che si
distinguono per quel sano spirito militarista e maschilista!
Angelo Baracca

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Date: Mon, 25 Oct 1999 16:00:28 +0200 (MET_DST)
From: Andrea Martocchia <martok@sissa.it>

Ciao Donini e ciao a tutti,

spero di non tediare l'uditorio (anzi: il "leggitorio"?...) se riprendo
ancora certi argomenti.
(...)

2. sugli "stupri etnici" e la disinformazione strategica:

> tratti di 'pura disinformazione strategica'. Dalle testimonianze dirette
> di cui sono a conoscenza, nonchƠ da molta documentazione pubblicata, ho
> motivo di ritenere accertato che nel caso della 'guerra della Bosnia'
> sono stati pianificati e organizzati campi di concentramento in cui
> donne sono state tenute prigioniere per essere a disposizione degli
> stupri di soldati e paramilitari della Repubblica Federale Yugoslava.

Io invece non ho alcuno motivo per ritenere accertato questo, che
viceversa ritengo assolutamente falso. La documentazione di cui sei in
possesso viene, secondo me, da fonti non imparziali e mendaci. Non sarebbe
male indagare su questo, se sei d'accordo. Se volete, sono sempre
disponibile a ripescare la documentazione che ho io sulla campagna
disinformativa rispetto agli "stupri etnici", e tu puoi girarci la tua
per attestare quanto hai scritto.

> Sto aggirando intenzionalmente le definizioni etniche perchƠ non ne
> faccio colpevoli nƠ 'i serbi' nƠ 'la Serbia'. Zenica ̉ per· un nome che
> rinvia a grandissime sofferenze e chiederei di averne rispetto serbando
> giusta memoria di quello e tanti altri drammi. L'uso che ne ha fatto la
> propaganda occidentale non cancella le responsabilitÁ dei singoli
> violentatori e del regime fascista che li ha portati a praticare cos la
> loro superioritÁ 'etnica'.

Cosa e' successo a Zenica?
Posso dirti io, forse, un paio di cose che non ti sono state dette:
- Zenica non e' mai stata sotto controllo serbo, ma e' dall'inizio
(aprile 1992) sotto controllo del governo Izetbegovic;
- a Zenica nella primavera-estate 1992 tutti i serbi abili e gli altri
sospettati di opporsi alla secessione della Bosnia-Erzegovina sono stati
imprigionati. Esistono anche documenti di Amnesty International (bonta'
loro) su questo;
- Zenica e' stato il centro del reclutamento dei mujaheddin dai paesi
islamici; dopo gli accordi di Dayton gli USA hanno sudato sette camicie
per liberarsi dell'ingombrante fardello iraniano ed integralista, ma
ancora ci sono indicazioni delle attuale presenza di mujaheddin stranieri.
Una interessante foto, dal "Times", che spiega un po' la situazione a
Zenica la trovi in fondo alla pagina
http://altern.org/crj/GEOPO/zetra.html

> giustificare l'intervento della Nato. Tutto ci· per· senza dimenticare
> che vittime ci sono state (come scrive anche Andrea a proposito dei
> morti), che ci sono stati stupri e che vengono ritrovate fosse comuni
> (ne ho avuto accenni da testimonianze 'oculari': vorrei anche
> sottolineare che fa parte del rispetto per le vittime non andare in
> cerca di dettagli macabri, perci· non propongo la controdocumentazione
> da fonti dirette).

Scusami Elisabetta ma non ho alcuna fiducia in questi testimoni oculari,
come non credo piu' oramai da alcuni anni alle "testimonianze dirette" di
tizio o di caio pubblicate dai nostri giornali (pure dal "Manifesto",
che ama lasciarsi turlupinare). Girero' sulla lista un serie di articoli
rispetto al "flop" delle piu' recenti fosse comuni, ed alla
disinformazione veicolata dal "Manifesto" sul Kosovo ben prima dell'inizio
dei bombardamenti.

3. "Donne in nero"

> di quanto ho scritto allora. Aggiungo soltanto che trattare da 'settori
> filooccidentali' le 'Donne in nero' mi sembra un passaggio un po'
> affrettato, visto che sono (siamo) nate come movimento politico a
> partire da un gruppo di israeliane che non si riconoscevano nella
> violenza esercitata dal loro paese contro le e i palestinesi.

Potrei liquidare la questione con una semplice battuta di spirito (ma
non tanto) del tipo: quante di loro lavorano per il Mossad? Tuttavia
preferisco ragionare e ti dico che in Jugoslavia le "Donne in nero" fanno
parte dello schieramento filooccidentale vicino all'Alleanza per il
cambiamento.
Chiedo: come valutano le "Donne in nero" la possibilita' di una
secessione montenegrina? Ne avete parlato?

=

Scusami, sinceramente, se il mio tono puo' sembrarti pignolo e scontroso,
ma il fatto e' che - lo ribadisco - la guerra contro le popolazioni
jugoslave e' stata fatta anche *da noi* (sinistra intellettuale) in questi
anni, attraverso l'uso distorto del linguaggio e delle informazioni.

Ciao
Andrea

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Date: Tue, 26 Oct 1999 09:55:37 +0200
From: Cristina Giannardi <c.giannardi@arpat.toscana.it>

un altro intervento dal pubblico, visto che in questo caso mi sembra che un
secondo commento negativo possa servire:
nel messaggio di F. Marenco,

......(bosniaco-musulmani di Sarajevo, musulmani di Bihac, croati dell'Herceg
Bosna, truppe inviate dalla Croazia, nonche' le truppe ONU che sembra si
siano anch'esse lasciate andare a qualche goduria goliardica).

credo che le parole ""goduria goliardica"" siano non da evidenziare con
tante virgolette ma da eliminare.
credo che tantopiu' su questioni cosi' terribili e tantopiu' se il nome di
questa lista ha un senso, sia importante fare lo sforzo di usare sempre
parole che mantengano il rispetto dell'argomento di cui si parla - dove
argomento qui sta per donne, persone, violenza subita.

Cristina Giannardi
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Date: Tue, 26 Oct 1999 10:28:08 +0200
From: Franco Marenco <marenco@g24ux.phys.uniroma1.it>

Scusatemi, io continuo a non capire. A parte che quelle parole ormai
le ho dette. Ma per voi contano piu' le parole dei fatti ?

Comunque l'abuso di donne in situazione di guerra (sia stupro sia
prostituzione) viene chiamato proprio con quel termine li' dai
militari. Specie se sono i "nostri", mentre la "parolaccia" stupro
viene riservata ai Serbi. Questo in italiano. Sono certo che in
serbocroato e' tutto al contrario.

Un po' di cinismo mi sembra piu' utile a far passare un messaggio di
tante chiacchere.

Ora, poiche' il "teorema" vigente e' che tutti i soldati stuprano tutte
le donne avversarie in tutte le guerre, vorrei capire perche' nessuna
(e sottolineo qui il femminile) si interessa del comportamento dei
"nostri" (e fra questi includo, oltre alle truppe ONU, anche croati,
musulmani, e albanesi). Soprattutto dato che ricordo che le notizie sono
circolate (stesso nei rapporti di Amnesty International).

Sara' perche' io non considero i mass media fonte di notizie, ma di scemenze,
e non ho in casa quella "finestra" che riversa le scemenze in quantita'
industriale: quindi mi sarebbero rimaste impresse notizie diverse da quelle
che ricordate voi ? Possibile ?

Franco

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 ANCORA DONNE IN NERO


Date: Fri, 17 Mar 2000 15:51:37 +0100
From: elisabetta donini <donini@agraria.unito.it>

Trasmetto un testo che penso utile perche' l'informazione che circola
tenga conto anche delle posizioni (certo minoritarie, ma non per questo
irrilevanti) di chi continua nel tentativo di smontare le guerre 'anche'
dall'interno di ciascuna parte, anziche' arroccarsi nella coscienza di
essere stata vittima di soprusi altrui.
 

So che altre/i hanno opinioni molto diverse dalle mie circa le 'Donne in
nero', ma in vista dei momenti di confronto sia nel Comitato sia con un
pubblico piu' ampio che stiamo costruendo, ci tengo a fare presenti
percorsi che mirano a essere efficaci contro ogni guerra, piuttosto che
contro una particolare guerra. Per quanto esecranda sia stata e sia
quella combattuta dalla Nato, non credo che guardare soltanto o
soprattutto alle colpe di una parte aiuti molto a impedire che ai
conflitti si continuino a cercare soluzioni violente.

Mi auguro di non ricevere, come in passato, risposte liquidatorie:
secondo me, il problema di confrontarci tra noi circa i metodi che
pensiamo giusti in presenza di ingiustizie e' serio e ci riguarda molto
in profondita' quanto a responsabilita' individuali e professionali (te=
ma
di cui prevediamo di discutere in sede di convegno: prendete questo -
chi lo voglia leggere - come un contributo preliminare).

Saluti a tutte e tutti

Elisabetta Donini

Date: Tue, 14 Mar 2000 14:50:45 +0100
From: "Yolanda R." <roal@nodo50.org>
Subject: Wars start in the spring

Wars start in the spring =85 about mobilization, and threats of war

"This spring we must have time to see the cherries trees and lime trees
blossom, if we do not than it is the end because we must not allow the
killings and shooting to go on,ot here and not in Montenegro. The
hands must be put down and the hollowing reduced to a normal level=85"
writes these days Borka Pavicevic, theatre director, coordinator of the
Center for Cultural Decontamination/Denazification a haven for all of
us, who are the Others, who are different in this city, a place where
we can find a space for diversity all these years. These moving words
have been written by Borka an antiwar activist and we share her
feelings. Every spring, an even more moving badge comes to my mind =96 th=
e
one, our radio B92 launched way back in 1992 "It is spring and I live in
Serbia=85 (now after it was overtaken by the regime the radio is called
B2/92)"
Words similar to Borka=92s are being said these days by women all over
Serbia, the other Serbia. For the last ten days, they call us more than
they usually do repeating over and over again "We can not go on=85 I will
not allow them to take my son, my husband away=85" Yesterday an activist
from Leskovac (southern Serbia) told me; "I tore up the draft call that
the postman brought for my husband=85" and another women from another cit=
y
in Serbia said "I did not want to accept the draft call, let my son go
to jail, let him go to ten years of jail, I will not allow him you go
to the front=85"

Each spring the fear rises. As it was the case in Troy, as Kasandra
spoke through the mouth of Krista Wolf: "With the beginning of spring,
war broke out=85" These last years, we have been living in constant
expectations of immanent war and the periods of "peace" or post peace
are so short that they are always transformed into preparations for a
new war. We have learned to recognize the signs and words of war, we
have been listening to them and experiencing them for too long a time.
But we dare not voice the word war: "We are afraid every spring =85"

SIGNS OF WAR EVERYWHERE: Spring is the time of year when war breaks out
on the Balkans. Mobilization is taking place. People talk about it, the
newspapers write about it.
As it did last spring, the mobilization started in southeastern
Serbia("the south tracks). It is the region which borders with Kosovo
and KFOR. In the center of the region, in Nish which is a city where the
opposition is in power, people have been talking for ten days
"mobilization is taking place". The civil postmen bring them, not the
military or police ones. The draft call need not be signed. A man from
Nish said: "Some of the postmen told me: "Either you accept the (the
draft calls) or I will throw them into your postbox or I will nail them
to your door"."
The same thing happened in the previous wars: "The draft calls were
usually first brought by the civilian postman, then by the military ones
(military police). At the end the police come to take you to war", says
a young man from Nish. The mobilization has again started in Leskovac
and the whole Jablanicka county. Last spring, 4000 men were taken from
this region and sent to the war in Kosovo. When I was in Leskovac, in
the last days of February, people spoke about thousands of draft calls,
even of 17000 draft calls which will be sent out in the next period.
Some of the men who were forcefully mobilized last spring keep
repeating: "I will not go to another war or another front, even if the
penalty is death"
At the very north of the country in Subotica the draft calls are also
being sent out. The party SPO (Serbian Revival Movement) commented; "We
pose the question in whose name and for what cause is this being done?
Is someone again preparing a new war? We demand that the Military
Headquarters of the Yugoslav Army explains to the people why this
mobilizations taking place?"
The situation is similar in other parts of Serbia, of different
intensity and it seems that it depends on the military area you belong
to. It seems now that most draft calls are being sent in the area of
the Third Army, as was the case last spring. The tension in Montenegro
started in February when a small number of deserters were arrested. (It
is known the Montenegrin Parliament passed the amnesty law in November
1999). While I was in Podgorica, at the beginning of February, many
people said that more extensive arrests of Montenegrin deserters would
provoke serious conflicts between the Yugoslav Army and the Montenegrin
police. For the time being, the army is keeping the tension at a medium
intensity level, but the tension is present everywhere. Judging by what
the people say and what the newspapers write, it seems that the
mobilization is not taking place there. The army is obviously aware that
there would not be any response, that for a long time now the young
people from Montenegro would not dream of proving their patriotism in
such a way; deserting from the Army of Yugoslavia in Montenegro is
socially acceptable and such acts are supported by all, except by pro
Serbian patriotic parties.

"REGULAR ARMY MANEUVERS" As in all the previous years (naturally up to
the military intervention by NATO) the regime in Serbia claimed that
"Serbia was not in war", the military authorities always called
mobilization "regular military activities and drills". The military
sources claim "that mobilization is not taking place, but just the usual
peace-time calls for military maneuvers are being sent to just a small
number of men in the regular formations of the Yugoslav army for the
exercise drills". Of course such cynicism provokes contempt in people.
Military sources are specially angry at the civil (opposition)
authorities in Nish for publicly warning that mobilizations is taking
place. One officer of the Yugoslav army from the 3rd Army who wanted to
remain anonymous, explained the situation to the daily newspaper Danas
(1. 03. 2000) "If mobilization was taking place or a state of emergency
was proclaimed, people would be walking around Nish in camouflage
uniforms and with pistols. The person who sees in the mobilization of
one man as the mobilization of a hundred probably has a guilty
conscience. The Yugoslav Army is not responsible for those who are
afraid, but some other professional institutions are". Probably people
who are experts in patriotism, since at the Congress of the ruling party
SPS, held in February 2000, the division of people in this country into
two categories was promoted: the patriots and the traitors. The later,
whose numbers are increasing, are threatened by sanctions and penalties.
General V. Lazarevic, the commander of the 3rd Army warned on the 3rd of
March 2000 that "the 3rd Army will take legal action against all those
who spread lies and provoke anxiety in the people. Action will be taken
against individuals, newspapers and journalists who spread such
information. No mobilization is taking place". As it did last spring,
the military authorities claim that the army will take the "March class
of soldiers, draftees" and thinks it will thus cover up the
mobilization.

Voices of resistance are rising against one more mobilization. Nenad
Canak, the president of the Social-Democrat League, well know since 91
for his antiwar and anti nationalistic stands and actions, encouraged
many young men with his statements. On the 2nd March 200, he called on
the draftees not to report for mobilization.
"When I say this, it turns out that I do not want to obey the laws of
this country. However, I call upon the citizens not to obey Milosevic=92s
laws. Simply, there are laws which can not be obeyed. The Yugoslav army
did not defend anybody. There are only corrupt generals. When I say this
I do not have in mind all those poor young men whose duty it is to go to
the army". In the beginning of March, in one day during a protest
actions in Novi Sad 60 activists of the Social-Democrat League have been
detained by the police.

At one of the meetings of the democratic opposition held in Belgrade at
the beginning of March an encouraging message was heard (and it was
surprising, coming from an ineffective opposition in Serbia): "We do not
want rifles we want elections; we want common sense.

24TH OF MARCH IS APPROACHING: Will there be another military
intervention? Will we be bombed again? When will we be bombed? Maybe we
will not be bombed. These are the questions people ask themselves and
others, comfort themselves and others.

People are just waiting for this month of March to pass and the
anniversary of the bombing, the 24th of March to pass. This regime has a
pathological affinity to provoking conflicts so it can just stay in
power. There have been so may incidents in a short time, there is such a
production of events that it is difficult to absorb them all. The
unsolved murder of a well known public figure and high government
official (Pavle Bulatovic, Minister of Defense, killed in February);
permanent arrests and beating up of students from the movement
"Resistance"; threats and beating up of journalists; the continuos
financial penalizing "of the disobedient" daily newspapers and TV
stations; the threats and harassment of independent electronic media;
the appearance of new "pirate" media; the satanization of the
opposition, the constant talk of the immanent return of the "Serbian
rule over Kosovo"; the closing down of the air space and airports from
time to time and the cut off of all trade with Montenegro; the
allocation of military and police forces in the south of Serbia., which
is the region we have been very active in since last summer and have
made many connection with the people there.

Twenty days ago, when the production of events had a lower intensity,
and we were in Novi Pazar where we held a workshop on multiculturalism
and inter-cultural cooperation, we "decided" (the Women in Black from
Belgrade and the women from Sandjak the south of Serbia) that our
pacifist song be an old folk song from Vranje "What I would like to do"
in which the young man is wooing Bozana with the words of the song "to
sing and riffles to throw away=85" We wanted to show that in the past of
the Balkans there were traces of women=92s solidarity with the others, who
were different, in this case with men who did not want to go to war=85. I
keep thing about that melodious, folk song which the nationalist did not
contaminate because the words do not fit into their policy of hatred
towards the others.

So there are more threats, more fears hat the answer to violence could
be even greater violence. "For all of us in the Balkans that would be a
terrible tragedy. For the western allies that would be just one more
interference in a regional conflict. So it is much better to prevent the
conflicts than to later deal with the consequences" says an anti war
activist from Podgorica, Srdjan Darmanovic. We the anti war activists
know the feeling very well, we are tired of healing the wounds of war
and are eager to work on the prevention of war and not its consequences.

(The material used was taken from : the daily newspaper "Danas", weekly
"Vreme" from Belgrade, "Vijesti" from Podgorica, the statements of
people, activists).

Stasa Zajovic (Women in Black)

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Date: Tue, 21 Mar 2000 15:15:21 +0100
X-From: marenco@g24ux.phys.uniroma1.it

Cara Elisabetta, non capisco bene a che cosa ti riferisci quando parli
di aver ricevuto in passato "risposte liquidatorie", e spero che non
ti riferisca all'episodio dell'autunno, quando cercavo di far smettere
il battibecco tuo e di Martocchia su Milosevic.

In quell'occasione non ti diedi una risposta liquidatoria, bensi' ti chiesi
di fornire un riscontro (articolo di giornale, rapporto ONU, testimonianza,
o altro) alle affermazioni che facevi riguardo alle atrocita' e agli stupri
commessi dai serbi. Non ottenni da te nessuna risposta.

Il riscontro in casi come questi serve assolutamente per capire bene i fatti
cui si fa riferimento. Infatti:
(a) le notizie sulle "atrocita'" servono ben bene la propaganda di
guerra: questo le rende naturalmente sospette
(b) molte, moltissime, la maggioranza delle notizie sui massacri
commessi dai serbi nelle guerre jugoslave sono state successivamente
smentite, rapporti ONU alla mano, il che conferma il punto precedente

Inoltre, io non ho mai preso posizione su Milosevic e/o sulle donne in nero,
e credo che Milosevic sia un falso problema. Tutti i governi e i capi di stato
sono corrotti, rubano, rinchiudono i cittadini (vedi lager per immigrati),
e sono financo capaci di fare la guerra ad uno stato confinante per farsi
belli e rimanere in sella. E' un fatto intrinseco nel sistema "democratico",
nel quale la partecipazione collettiva viene ridotta all'indottrinamento
massmediatico ed a una crocetta su una scheda una volta ogni tanto. Non
esistono, a memoria d'uomo, governi che non si siano comportati male. E'
assurdo, quindi, considerare come argomento di interesse la bonta' o meno
di un governo straniero. Farlo significa implicitamente ammettere l'esistenza
di governi "buoni" abilitati a dare una lezione a quelli piu' "cattivi".
Guardare il trave nel proprio occhio, prima che la pagliuzza in quello del
vicino! D'Alema ha buttato giu' sulla Jugoslavia tonnellate di bombe al DU:
come puo' essere quello jugoslavo il governo nazista? Parlare di Milosevic e
assurgere al rango di "problema interessante" la questione della sua bonta'
porta inevitabilmente aiuto alla componente guerrafondaia, anche se si prende
la posizione opposta a quella ufficiale.

Quanto alle donne in nero, io non conosco bene questo movimento per poterlo
giudicare. So che esso viene criticato perche' promuove un cambiamento del
governo jugoslavo. E' vero o e' una voce? Non lo so. Comunque, io credo
che il governo se lo debbano cambiare gli jugoslavi, con i mezzi che riterranno
opportuni (voto, insurrezione, rivoluzione proletaria, eccetera), e che se
invece se ne impicciano i circoli di opinione dei paesi nemici, significa
solo partecipare alla propaganda di demonizzazione.

Permettimi di dire che non capisco bene la tua affermazione circa il
"guardare soltanto o soprattutto alle colpe di una parte" da parte di
coloro che, secondo te, preferiscono essere "contro una particolare guerra
anziche' contro ogni guerra".
La sproporzione fra una parte e l'altra, fra la coalizione NATO+UCK ed i
serbi (identificati sia nel governo di Milosevic, sia nella popolazione,
sia nelle opposizioni) e' talmente enorme! Da un lato il quinto dell'umanita'
che controlla e spreca i quattro quinti delle risorse e che possiede gli
aerei piu' potenti del Pianeta. Dall'altra, 10 milioni di abitanti impoveriti
da un embargo decennale. Per impedire conflitti e violenze bisogna
innanzitutto saper vedere i propri torti. I propri torti, quelli del proprio
governo, del proprio paese, della propria allenza militare sono sempre da
considerare come PIU' GROSSI E PIU' GRAVI di quelli del nemico, tanto
piu' se dalla nostra abbiamo un'armata 100 volte superiore. Solo cosi'
si evitano i conflitti. I torti di Milosevic li devono giudicare gli
jugoslavi. E' sempre il discorso della pagliuzza! "Fai la pace con il nemico".
A che cosa puo' servire far la pace con l'amico?

Quanto sopra, come vedi, non mi sembrano "argomenti liquidatori", bensi'
argomentazioni e riflessioni. Detto questo, ovviamente mi pare ovvio
che la lista e' di tutti, e ciascuno possa far circolare notizie dai
gruppi che piu' rispecchiano la propria sensibilita', e ben vengano i
comunicati delle donne in nero. Pero', per cortesia, senza battibecco.

Spero quindi di avvertire in seguito da parte tua meno rancore (diretto
verso chi? verso me?) e piu' disponibilita' a discutere dialetticamente.

Cordialmente,
Franco Marenco

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Date: Sun, 26 Mar 2000 18:58:56 +0200
From: elisabetta donini <donini@agraria.unito.it>

Caro Franco,
mi adeguo alla tua scelta di 'lettera aperta' percị ti scrivo
indirizzando anch'io a tutta la lista e innanzi tutto mi scuso con te se
ho dei tempi di reazione coś lunghi, ma proprio non riesco a
ritagliarmi momenti comunicativi più veloci.
Tra i punti del tuo messaggio del 21 marzo, seleziono quelli su cui tu
poni precise questioni rispetto a cui mi pare di doverti una risposta,
al di là delle differenze di opinione che restano comunque tutte aperte.

> Cara Elisabetta, non capisco bene a che cosa ti riferisci quando parli
> di aver ricevuto in passato "risposte liquidatorie", e spero che non
> ti riferisca all'episodio dell'autunno, quando cercavo di far smettere
> il battibecco tuo e di Martocchia su Milosevic.
> In quell'occasione non ti diedi una risposta liquidatoria, bensi' ti chiesi
> di fornire un riscontro (articolo di giornale, rapporto ONU, testimonianza,
> o altro) alle affermazioni che facevi riguardo alle atrocita' e agli stupri
> commessi dai serbi. Non ottenni da te nessuna risposta.
>

Infatti: decisi di non intervenire ulteriormente in quello che in ogni
caso per me non si poneva come un 'battibecco', quando tu usasti la
frase 'godurie goliardiche' a proposito di stupri. Mi parve talmente
lontana da un atteggiamento anche soltanto di rispetto nei confronti di
qualsiasi donna su cui venga esercitata violenza (in contesti di guerra
come di pseudopace) che giudicai per me impossibile misurarmi su quel
piano. Altre persone della lista intervennero ma per parte mia non
ritenni (e tuttora non ritengo) di poter accettare che la discussione
riguardi i 'riscontri' da fornire se le sensibilità con cui guardiamo a
questi orrori sono coś lontane.

Secondo punto: quanto alle 'riposte liquidatorie', mi riferivo invece
alle considerazioni scritte da Andrea Martocchia a proposito delle Donne
in Nero di Belgrado e poi anche dell'analogo gruppo israeliano: ho
considerato 'liquidatorio' usare argomenti del tipo 'chi le paga'
(Soros, la CIA...) e anche in quel caso mi è caduta ogni fiducia che a
partire da quei toni potesse avere senso una discussione nel merito o
anche soltanto dare informazioni a smentita.

.............

> Quanto alle donne in nero, io non conosco bene questo movimento per poterlo
> giudicare. So che esso viene criticato perche' promuove un cambiamento del
> governo jugoslavo. E' vero o e' una voce? Non lo so. Comunque, io credo
> che il governo se lo debbano cambiare gli jugoslavi, con i mezzi che riterranno
> opportuni (voto, insurrezione, rivoluzione proletaria, eccetera), e che se
> invece se ne impicciano i circoli di opinione dei paesi nemici, significa
> solo partecipare alla propaganda di demonizzazione.

Qui sono invece molto d'accordo sul punto che 'il governo se lo debbano
cambiare gli iugoslavi' (donne incluse, suppongo): ma è appunto percị
che con tante altre considero fondamentale la prospettiva per cui a
Belgrado come a Gerusalemme le Donne in Nero si caratterizzano proprio
per l'assunzione di responsabilità dall'interno della società di cui
fanno parte e quindi esercitando la denuncia e la critica nei confronti
delle dinamiche endogene che generano guerre, violenze, militarismi e
non assecondando invece la logica delle vittime che in quanto tali si
legittimano a colpire e opprimere altre/i (Israele docet, se vogliamo
risalire alle origini del movimento di protesta da cui è nata la rete
internazionale delle Donne in Nero).
E altrettanto vale qui: percị lo scorso anno e tuttora come gruppi in
Italia di quella rete abbiamo fatto e facciamo quanto ci riesce per
cercare di smontare le dinamiche della violenza a partire dall'interno
della politica di questo paese: ingerenza umanitaria, nuovo modello di
difesa, sicurezza a forza di campi di detenzione/espulsione, produzione
e traffico d'armi... e quanto altro si pụ elencare se si scava nelle
strutture e culture del dominio (una delle cui componenti fondamentali è
secondo molte di noi legata alla costruzione storica delle soggettività
maschili e femminili, percị il nesso tra critica da un punto di vista
di genere e critica del militarismo e nazionalismo).
Dopo di che, se cerchiamo di rafforzarci reciprocamente saldando questi
percorsi di opposizione, ciascuno dei quali parte dall'interno di un
paese, ma non pụ certo fermarsi ĺ, visto che i processi in corso sono
di portata globale, non sono affatto d'accordo a considerare che cị
voglia dire che 'circoli di opinione dei paesi nemici' si impicciano
indebitamente di cose altrui tanto da 'partecipare alla propaganda di
demonizzazione'.

..........

> Spero quindi di avvertire in seguito da parte tua meno rancore (diretto
> verso chi? verso me?) e piu' disponibilita' a discutere dialetticamente.
>
> Cordialmente,
> Franco Marenco

Spero a mia volta di avere se non altro chiarito perché provo amarezza,
piuttosto che 'rancore'. Forse una differenza è anche quella che credo
di vedere tra la dialettica in astratto e il dialogo in concreto:
secondo certi filosofi tedeschi di buona e cattiva memoria la prima da
un antagonismo dovrebbe produrre una sintesi superiore, mentre il
secondo richiede alle parti di ascoltarsi e cercare almeno di capire che
i punti di vista diversi non necessariamente possono convergere in
un'unica verità. Il problema è riuscire a farli convivere, senza
spararsi addosso neppure metaforicamente.
Percị tra le responsabilità di cui discutere nel convegno di giugno a
mio parere c'è anche quella del contributo che scienza e tecnologia
danno all'irrigidimento delle logiche monocratiche che santificano
l'esistente, cioè il prevalere del più forte. Ma questo è argomento per
altri momenti del dibattito della lista.
Cordialmente
Elisabetta Donini

----------------------------------------------------------------------- Date: Tue, 28 Mar 2000 10:28:08 +0200

 ANCORA STUPRI DI MASSA


Date: Tue, 28 Mar 2000 10:28:08 +0200
From: luca nencini <luca.nencini@casaccia.enea.it>

Un istinto suicida mi spinge ad avventurarmi nel campo minato degli stupri.
Che dio (dia?) me la mandi buona!

In un villaggio della Bosnia si raccontava fossero avvenuti 4000 stupri -
cosi' scriveva tempo fa qualcuno su questa lista - messisi in viaggio verso
il villaggio, i giornalisti scoprirono che il numero diminuiva man mano che
si avvicinavano, da 4000 a 400, da 400 a 40 ... arrivati al villaggio
trovarono 'soltanto' 4 donne stuprate.
'Soltanto' 4 donne, ma come si fa a dire una mostruosita' simile? -
replicarono molte donne - a parte il fatto che molte altre stuprate avranno
preferito il silenzio di fronte ai giornalisti, 'soltanto' 4 sono quattro
di troppo, un delitto imperdonabile dell'esercito che se ne e' reso
responsabile.

E' vero - rispondo io - lo stupro e' un delitto che non trova
giustificazioni, ma quattro stupri non sono troppi. La guerra si fa anche
stuprando. Cos'e' altrimenti la guerra se non un'interruzione dell'etica ,
durante la quale diventa lecito uccidere, rubare, distruggere e stuprare.
Non solo lecito, obbligatorio: un soldato incapace di stuprare e' come un
soldato incapace di sparare al prossimo, un buono a nulla, un finocchio,
forse un disertore.
Lo stupro di guerra non e' solo legittimo, e' motivo di gloria imperitura,
non ce l'hanno forse insegnato a scuola, fin da bambini/e, con il ratto
delle sabine? Lo stupro viene insegnato in caserma. Cos'e' il nonnismo se
non un 'gioco di stupro', in versione omosessuale?
La Jugoslavia e' attraversata da guerre da dieci anni. Stupri, uccisioni e
saccheggi, da parte di tutti, contro tutti e tutte. Hanno stuprato croati,
serbi e albanesi. Esattamente come gli italici figlidimamma, sorridenti e
vitaminizzati, in missione 'Restore Hope' in Somalia. Riportavano la
speranza e stupravano le donne, ma solo quelle negre.

E allora condivido l'indignazione contro chi si serve dello strazio delle
donne stuprate per assegnare a qualcuno la patente di mostro, mentre si
fingono di ignorare le mostruosita' degli altri. E' la stessa cinica,
odiosa ipocrisia degli apologeti della 'guerra chirurgica', quella che non
farebbe vittime. (E' vero, per i primi due mesi di guerra i soldati della
Nato non hanno stuprato nessuna donna, le hanno solo uccise imparzialmente
a casa loro, insieme ai loro mariti. Sulla attuale 'probita'' delle truppe
di occupazione in Kosovo non scommetterei cinque lire.) Sono le menzogne
degli altri, non un'inespressa complicita' maschile, a costringere alcuni
di noi a censire gli orrori e a catalogarli, qual'e' il massimo numero
'ammissibile' di fucilazioni, quanti gli stupri?

"On y soit qui mal y pense" (si scrive cosi'?). Personalmente sono convinto
che le 'rivelazioni' sugli 'stupri etnici' non rivelino altro che le
fantasie inappagate di chi se le e' inventate.

Che fatica ...
Un ciao timoroso,
Luca Nencini

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Date: Wed, 29 Mar 2000 19:00:51 +0200
From: Silvio Basile <basile@unifi.it>

Caro Nencini,
grazie per il suo messaggio. Nel merito vorrei fare una piccola
osservazione. Non sono uno storico, ma ho letto trattati di diritto bellico
di tempi ormai lontani; fra gli altri il Vattel, un diplomatico
svizzero-francese vissuto nel XVIII secolo. A quel che sembra di capire dal
Vattel lo stupro non solo era considerato illecito (lo era da sempre, se ne
conveniva perfino Grozio, che pure, per tutto il resto, lasciava i vinti
alla completa merc=E8 del vincitore), ma comportava una brutale lisciata di
spalle a suon di bastone per il soldato che se ne rendeva colpevole. Pare
che soprattutto gli ufficiali al servizio dei vari pr=ECncipi tedeschi fossero
intransigenti sul punto. Non so come andavano le cose per gli eventuali
pruriti degli ufficiali stessi. A giudicare da un famoso racconto di
Maupassant, gli ufficiali prussiani durante la guerra del 1870 propriamente
non stupravano le povere prostitute francesi fieramente patriottiche, ma,
con l'aiuto dei buoni borghesi ed ecclesiastici locali, le inducevano a
concedersi...
Ho l'impressione comunque che, a parte la parentesi del periodo fra la
rivoluzione e la restaurazione, fra il settecento e la prima guerra
mondiale in Europa (in colonia, si sa, certi freni non valevano!) le guerre
fossero, per quanto lo si possa dire per le guerre, relativamente civili. Ho
letto un testo francese di fine ottocento in cui si inveiva contro
l'incivilt=E0 militare prussiana per il solo fatto che, per impedire attentati
ai treni in cui viaggiavano in Francia le truppe d'occupazione durante la
guerra del 1870, i comandi prussiani costringevano a viaggiare insieme a
quelle truppe anche sindaci o altre autorit=E0 francesi. Dovevamo vedere ben
altro nel corso di questo secolo!
Cordiali saluti
Silvio Basile

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Date: Thu, 30 Mar 2000 18:12:04 +0200
From: elisabetta donini <donini@agraria.unito.it>

Riprendo alcune frasi del messaggio di Luca Nencini:

'... arrivati al villaggio trovarono 'soltanto' 4 donne stuprate.
'Soltanto' 4 donne, ma come si fa a dire una mostruosita' simile? -
replicarono molte donne - a parte il fatto che molte altre stuprate
avranno preferito il silenzio di fronte ai giornalisti, 'soltanto' 4
sono quattro di troppo, un delitto imperdonabile dell'esercito che se ne
e' reso responsabile.
E' vero - rispondo io - lo stupro e' un delitto che non trova
giustificazioni, ma quattro stupri non sono troppi. La guerra si fa
anche stuprando...

.... Sono le menzogne degli altri, non un'inespressa complicita'
maschile, a costringere alcuni di noi a censire gli orrori e a
catalogarli, qual'e' il massimo numero 'ammissibile' di fucilazioni,
quanti gli stupri?
"On y soit qui mal y pense" (si scrive cosi'?). Personalmente sono
convinto che le 'rivelazioni' sugli 'stupri etnici' non rivelino altro
che le fantasie inappagate di chi se le e' inventate...'

Affermare che 'quattro stupri non sono troppi' presuppone che il
massimo numero 'ammissibile' sia stato effettivamente fissato e sia
molto maggiore. Qual e' stato il criterio? E alla fin fine non sono
neppure 'troppi': sono anzi 'inventati'.
Silvio Basile ha gia' provveduto a introdurre elementi che storicizzano
gli orrori e potrebbero quindi indurci a non ragionarne come se gli
eserciti dovessero esistere 'per natura' e altrettanto ineluttabilmente
dovessero stuprare.
Percio' sono molto d'accordo con Angelo Baracca nel suo reply su
'bambini & caos' quando afferma che parlare delle caratteristiche della
specie umana (dandole per necessariamente determinate e determinanti)
rischia di non portarci da nessuna parte e ancor piu' quando ne trae come
conseguenza un appello alla critica delle ideologie - scienza in primis
- che assolutizzano la realta' e santificano l'esistente (cioe' i rapporti
di forza esistenti, per dirla in modo anche troppo schematico).
Infine, la scrittura corretta della frase finale su cui Luca Nencini e'
incerto a me risulta che sia 'Honni (o honi) soit qui mal y pense': ed e'
stata l'insegna dell'ordine 'della giarrettiera'; da quali fantasie
maschiliste (diverso da maschili, se debbo cautelarmi da fraintendimenti
ulteriori) sia scaturita questa onorificenza/maledizione, chi ne abbia
curiosità non farà fatica a scoprirlo.
Saluti
Elisabetta Donini

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