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L'IAC e l'affaire Unesco: i documenti

AUTORI: A cura di Angelo Guerraggio, MAURIZIO MATTALIANO, e Pietro Nastasi

In questa monografia Angelo Guerraggio, Maurizio Mattaliano e Pietro Nastasi ricostruiscono, a partire dai documenti conservati nell'archivio storico dell'IAC, le valutazioni e le vicende che, nel 1951, portarono alla decisione assunta dall'UNESCO di scegliere Roma come sede del costituendo International Computing Center.

Fin dalla sua fondazione, nel 1927, l'IAC divenne una presenza importante e originale nel panorama scientifico. È la prima volta che la Matematica diventa soggetto e oggetto di consulenza, aprendosi a nuovi rapporti professionali. I cambiamenti di cui Picone è artefice cambiano persino il significato dei termini usati quando si parla della soluzione matematica di un problema. Si deve fare tutto rigorosamente: dalla formulazione del modello matematico al calcolo di un risultato numerico corredato da una stima dell'errore di approssimazione. Tutto ciò si basa sull'utilizzo di strumenti per il calcolo automatico, allora solo meccanici. Quasi di conseguenza, Picone fu il primo in Italia a cogliere la rilevanza dei risultati raggiunti dai ricercatori americani nel settore delle grandi macchine calcolatrici. Il primo spunto gli venne nell'agosto 1944, quando lesse su Stars and Stripes (il giornale dell'esercito americano) la notizia della costruzione del Mark I, il computer progettato da Howard H. Aiken e poi regalato dall'IBM all'Università di Harvard.

In ambito internazionale, nell'ottobre del 1946, la delegazione francese propose al "Consiglio Economico e Sociale" la creazione di alcuni grandi laboratori di ricerca sotto l'egida dell'ONU. Da qui, attraverso lunghe discussioni, partirono i progetti di diversi centri internazionali tra cui un Centro internazionale "di calcolo meccanico" con sede in Cina. Il Dipartimento di Scienze esatte e naturali dell'UNESCO, che doveva realizzare il progetto, propose di spostare la sede nell'Europa continentale, dove verosimilmente nessun computer "di dimensioni importanti e di grande velocità" sarebbe presto entrato in funzione.

I documenti raccolti in questo volume cominciano sostanzialmente qui, con il rapporto dell'UNESCO del febbraio '49. L'attività di Picone, perché il Centro internazionale di calcolo sia realizzato a Roma, diventò presto frenetica. Le sue lettere, intervallate dagli auspici e dalle decisioni degli organismi internazionali, illustrano molto bene il dispiegarsi dell'azione di lobbing e permettono di ricostruire tutte le vicende legate all'istituzione del Centro,.

Inizialmente si parlava di Copenaghen, quale futura sede del Centro, ma gradualmente emergono iveri concorrenti: Amsterdam con il Mathematish Centrum di J. Van der Corput e Zurigo con I'lnstitut fur Angewandte Mathematik di Stiefel. L'Italia inizialmente non c'è anzi è quasi esplicitamente esclusa.

A partire dalla conferenza UNESCO di Firenze (maggio '50), conclusasi con un nulla di fatto, la candidatura italiana comincia a prendere corpo. Fino alla conferenza internazionale di Parigi che, alla fine del 1951 stabilì a Roma la sede dell'International Computing Center l'inizio del suo funzionamento, non appena dieci Paesi avessero ratificato la convenzione istitutiva.

L'esito della Conferenza è interpretato come uno straordinario successo di Picone, facilmente pronosticato come direttore del Centro.

Presto, grosse nubi si addenseranno sul progetto. La prima difficoltà riguarda il calcolatore, che Picone voleva costruire "in casa" per sviluppare competenze nel nuovo settore dell'elettronica. Sia il CNR che l'UNESCO spingevano per l'acquisto di una macchina subito disponibile.

Ma la nuvola maggiore -quella che, alla fine, vanificherà tutto — furono le scarse adesioni degli altri Paesi, dovevano essere almeno dieci. I principali Paesi occidentali si tirano subito indietro perché ognuno aveva capito di potersi dotare di propri Centro di calcolo. L'impetuoso sviluppo dell'informatica aveva reso obsoleto il progetto prima della sua concreta realizzazione. Picone capì subito l'aria che tirava e ritirò anche l'IAC dal progetto. La comunità scientifica che pure, per altre discipline, si doterà di organismi internazionali, rinuncerà al Centro di calcolo.

Quello di Roma non vedrà così mai la luce. Resta però il prestigio che da questa scelta dell'UNESCO discende sull'IAC,



LINK: http://matematica.unibocconi.it/pubblicazioni/pristemstoria-21-22